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Una crisi è nell’aria

Quando nel 2017 Sebastian Kurz prese il posto di Rainhold Mitterlehner a capo del partito popolare (ÖVP) sembrò l’inizio di una nuova era per l’Austria.

Un politico giovane, con idee chiare e decise, che desidera scardinare le vecchie strutture conservative e portare il Paese verso il futuro.

L’idea piacque a molti, e anche i sondaggi lo premiarono. Dopo anni in discesa, il partito che da nero era diventato turchese ottenne infatti alle nuove elezioni il primo posto con il 31,5% dei voti.

Il suo successo sembrava anche aver messo a tacere le regioni, e in particolare i suoi potenti governatori, spesso in lotta con il partito centrale. Se Sebastian ci fa vincere con i suoi metodi allora siamo con lui, è stato a lungo il motto.

Come andò a finire la coalizione con la destra nazionalista é risaputo, ma le nuove elezioni del 2019 premiarono comunque il partito popolare, facendo anche crescere il suo elettorato (37,4%).

Da alcuni mesi la stella di Kurz non sembra però più splendere come un tempo: la gestione della seconda ondata della pandemia si è rilevata catastrofica, fatta di tanti proclami e continui cambi di idea tra aperture e chiusure, ma senza una strategia vera e propria.

La situazione si è poi accentuata nelle ultime settimane con il Tirolo – che è anche governato dai popolari – dove ci sono sono state ampie frizioni sulle misure da prendere per bloccare la “mutazione sudafricana” che hanno portato a toni da ribellione verso il governo centrale.

I ministeri gestiti dal partito di Kurz sono inoltre in grossa difficoltà: innanzitutto le dimissioni di Christine Aschbacher dopo lo scandalo causato dal plagio della sua tesi di laurea.

Ma anche il ministro dell’interno Karl Nehammer sta venendo ampiamente criticato, sia per la gestione dei servizi segreti che non hanno impedito l’attentato terroristico del 2 novembre che per la gestione dei rimpatri dopo quello di alcuni bambini minorenni.

Infine la settimana scorsa si è saputo che Gernot Blümel, ministro delle finanze e spesso considerato braccio destro del cancelliere, è indagato per corruzione.

I sondaggi dicono che il partito popolare si trova ancora saldamente al primo posto e anche la popolarità di Kurz non sembra al momento intaccata , ma la sua immagine di “uomo forte” ne sta lentamente risentendo.

E se anche la Germania – dove Kurz è sempre stato visto come un modello da seguire – ha deciso di chiudere i confini con il Tirolo per “evitare una nuova Ischgl”, è una ramanzina non da poco per la credibilità del cancelliere.

Tirolo in quarantena
Come accennato da venerdì chiunque voglia lasciare il Tirolo deve presentare un test molecolare o antigenico non più di vecchio di 48 ore. Queste misure – che saranno in vigore al momento fino al 22 febbraio – sono state prese dal governo per cercare di contenere la diffusione della mutazione “sudafricana” di coronavirus.

L’obbligo si applica anche ai pendolari e a chi desidera solo attraversare la regione per raggiungere per esempio Italia o Germania (ma non per chi attraversa solo la regione, per esempio da Voralberg a Salisburgo).

Obbligo di test e quarantena per entrare in Italia
Anche l’Italia ha deciso di reagire alla situazione creatasi in Tirolo con delle misure molto restrittive. Da ieri – 14 febbraio e fino al 5 marzo (ma potrebbero venire prolungata) sono previste le seguenti regole per tutti coloro che entrano in Italia dall’Austria:

  • Obbligo di presentare una certificazione di test negativo al confine (effettuato nelle 48 ore precedenti)
  • Obbligo di sottoporsi ad ulteriore test all’arrivo in Italia
  • Quarantena obbligatoria di 14 giorni presso il domicilio
  • Ulteriore test al termine della quarantena.

I numeri della settimana

  • i casi attivi in tutta l’Austria sono attualmente 14.077 (303 in più rispetto a sette giorni fa)
  • i ricoverati in ospedale 1.311 (+22), di cui 258 (-42) in terapia intensiva. I deceduti sono 8.211 (+305).
  • la regione con l’indice per 100.000 abitanti più alto è la Carinzia (130), seguita da Bassa Austria (126), Salisburgo (122), Stiria (113), Vienna (112), Burgenland (104), Alta Austria (85), Tirolo (83) e Voralberg (81).
  • il numero totale di persone che hanno ricevuto una vaccinazione sono 387.542 (3,15% della popolazione), di cui 52.580 (2,75%) a Vienna.

Gli italiani in Austria sono sempre di più
Sono state pubblicate qualche giorno fa le statistiche aggiornate alla fine del 2020 sulla popolazione in Austria, inclusa la suddivisione per nazionalità. La nostra comunità continua a crescere, in tutta l’Austria siamo infatti 34.261 (1.755 in più). Tutti i dettagli e la suddivisione per regione la trovate in questo articolo sul blog.

Scritto da Paolo Manganiello

Ho creato QuiVienna nel 2011 come luogo di raccolta di notizie ed esperienze per gli italiani a Vienna.

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