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Il valzer di Waldheim

La settimana scorsa sono finalmente riuscito a vedere “Waldheims Walzer”, un documentario del 2018 sulla figura di Kurt Waldheim (regia di Ruth Beckermann).

Per le nuove generazioni questo nome forse non vi dirà molto, ma è stato segretario generale delle Nazioni Unite dal 1972 al 1981 e in seguito presidente dell’Austria dal 1986 al 1992.

Il documentario racconta la campagna elettorale del 1986, durante la quale venne alla luce che Waldheim aveva nascosto vari aspetti della sua biografia prima e durante la seconda guerra mondiale.

Furono infatti trovati documenti che attestavano la sua appartenenza alle SA – i reparti d’assalto del partito nazista – e che era rimasto in servizio attivo fino al 1945 nei Balcani, dove furono compiute molte rappresaglie contro i partigiani (e non fino al 1942 come lui aveva sempre affermato).

Waldheim si difese con una serie di contraddizioni affermando di non aver mai partecipato ad attività di combattimento e di non essersi mai accorto delle ritorsioni.

In Austria il “caso Waldheim” aprì per la prima volta un ampio dibattito sul ruolo del paese durante il nazismo. Fino ad allora una intera generazione era infatti riuscita a fingere a se stessa di essere stata solo la “prima vittima” dei nazisti con l’annessione del 1938, e che durante la guerra compirono solo “il proprio dovere”.

Da li iniziò una elaborazione pubblica della complicità austriaca nel nazionalsocialismo, con una maggiore presa di responsabilità. Vennero istituite varie commissioni d’inchiesta e iniziò un lavoro di restituzione e risarcimento alle vittime, che dura ancora oggi.

Waldheim vinse le elezioni con il 53,9% dei voti. Le polemiche e le mobilitazioni contro di lui adombrarono però il suo mandato. Gli fu infatti vietato l’ingresso negli Stati Uniti e anche in molti altri paesi non fu mai il benvenuto come Capo di Stato.

Come ha scritto la regista Beckermann, probabilmente Waldheim non è stato né un sostenitore del nazismo, né un criminale di guerra, ma solamente un burocrate che ha eseguito gli ordini che gli venivano dati senza farsi domande. La banalità del male che si ripete.

(Waldheims Walzer non risulta essere al momento disponibile sulle piattaforme di streaming, ma su Youtube sono presenti il trailer e alcuni estratti).

Le segnalazioni della settimana

  • Aggiornamenti coronavirus: la curva dei casi anche questa settimana continua a essere in lenta ma costante risalita. Come in Italia, anche in Austria si sta discutendo su come aumentare il numero di vaccinati e se sarà necessario introdurre un obbligo per alcune professioni. Dal 21 luglio nel frattempo sono entrate in vigore alcune nuove norme: in tutti i luoghi dove vige la “regola 3-G” non è più necessario utilizzare una mascherina (bar, ristoranti, musei, palestre, …). Rimane obbligatoria nei mezzi pubblici, nei supermercati e – solo a Vienna – in tutti i negozi. A oggi sono 4.588 i casi attivi in tutta l’Austria, di cui 99 ricoverati in ospedale. Il 54,7% della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino.
  • È online VIE – Voci italiane in Europa, un progetto che raccoglie interviste e informazioni sulle comunità e su diverse attività avviate da italiani in alcune città europee, tra cui Vienna. Ho dato anche io un piccolo contributo al progetto, ve lo segnalo molto volentieri.
  • La Legio Italica, squadra italiana di calcio di Vienna che milita nella prima liga della federazione Ökfb Kleinfeldliga è alla ricerca di nuovi giocatori e di sponsor che possano aiutare nella crescita della squadra. Maggiori informazioni e i contatti li trovate sulla pagina Facebook della squadra.
  • Concludo questa settimana ripescando per voi un articolo dall’archivio del blog, da non perdere per chi vuole conoscere meglio la figura di Sisi: in tutti gli uomini dell’imperatrice scoprirete i personaggi maschili vicini all’Imperatrice Elisabetta, e come questi abbiano influenzato la sua vita e la storia dell’Austria.

Scritto da Paolo Manganiello

Ho creato QuiVienna nel 2011 come luogo di raccolta di notizie ed esperienze per gli italiani a Vienna.

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