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Il 27 gennaio anche in Austria si sono commemorate le vittime dell’Olocausto nel Giorno della Memoria. Spesso non ci si pensa, ma anche qui il nazionalsocialismo ha compiuto i peggiori orrori, con la sistematica uccisione di più di 65.000 cittadini austriaci.

Sebbene sia parte della storia austriaca, la presa di coscienza delle proprie responsabilità in questi avvenimenti è stato un percorso molto lungo per il paese. Dopo la guerra il tema è stato minimizzato se non nascosto sotto il mito della prima vittima (Opfermythos), e solo a partire dagli anni ’80 si è lentamente presa consapevolezza e sono state ammesse le proprie colpe nel genocidio.

Il primo monumento per ricordare le vittime del nazionalsocialismo venne infatti inaugurato solo nel 1988: si tratta del “memoriale contro la guerra e il fascismo” (Mahnmal gegen Krieg und Faschismus) realizzato nel 1988 da Alfred Hrdlicka nella Helmut-Zilk-Platz. Questo ricevette però molte critiche da parte della comunità ebraica, che lo riteneva non sufficiente e troppo generico.

Nel 2000 venne quindi installato nella Judenplatz il “monumento alle vittime ebraiche austriache della Shoah” (Mahnmal für die österreichischen jüdischen Opfer der Schoah) ideata dalla scultrice inglese Rachel Whiteread, seguito dalle pietre della memoria (Steine des Gedenkens o Steine der Erinnerung), una versione viennese delle “pietre d’inciampo” (Stolpersteine) dell’artista tedesco Gunter Demnig e nel 2017 dal memoriale presso la ex-stazione ferroviaria di Aspang (Aspangbahnhof) nel terzo distretto, da dove partirono i treni per i campi di concentramento.

L’anno scorso è stato infine inaugurato il muro dei nomi (Namensmauer) presso l’Ostarrichi Park. Ideato dall’artista Kurt Yakov Tutter, si tratta di una ellisse formata da 160 grandi lastre di granito, su cui sono incisi i nomi dei 64.435 ebrei austriaci accertati che furono avviati dal nazismo ai campi di sterminio. Un’opera che lascia veramente senza fiato, con i nomi di uomini, donne, anziani e bambini che potremmo essere noi, uccisi da una folle ideologia.

Questi monumenti sono un simbolo per non dimenticare quello che è stato, ma la comunità ebraica di Vienna non vive però solo nel ricordo: seppur ridotta (circa 7.000 persone) continua a essere presente e molto attiva in città, sia presso le proprie istituzioni che tramite musei e iniziative.

Aggiornamenti Coronavirus

La variante omicron continua a diffondersi in Austria, e durante la settimana scorsa sono stati raggiunti nuovi record dei contagi, con il picco finora di oltre 43.000 nuovi casi giovedì scorso. Qualcuno potrebbe considerare questa situazione come altamente preoccupante, ma non il governo austriaco, che ha invece annunciato la rimozione di molte restrizioni per le prossime settimane.

Innanzitutto da domani (1° febbraio) ci sarà la fine del “lockdown” per non vaccinati (al momento potevano uscire di casa solo per lavoro o acquisto di beni di prima necessità, anche se sembra che pochi si siano tenuti a queste regole). Dal 5 febbraio sarà inoltre spostato l’orario di chiusura di bar e ristoranti dalle 22 alla mezzanotte, dal 12 febbraio non verrà più richiesto di presentare il green pass (guariti o vaccinati) per accedere ai negozi e una settimana dopo verrà permesso anche ai soli testati di accedere in bar, ristoranti e strutture turistiche.

Mentre la maggior parte dei governatori legati al partito di governo ha espresso soddisfazione, il sindaco di Vienna ha espresso grandi dubbi su queste scelte, e si valuterà se per la capitale continuare a seguire restrizioni diverse. Ha fatto inoltre alzare più di un sopracciglio queste nuove misure, visto che sempre da domani entrerà in vigore l’obbligo vaccinale in tutta l’Austria. Come può venir ritenuto valido un test, se la legge richiede che tutti debbano essere vaccinati?

L’unico aspetto buono è che la situazione negli ospedali è rimasta questa settimana ancora sotto la soglia di allarme. C’è stato un aumento dei ricoverati in ospedale, ma al momento il numero di pazienti in terapia intensiva continua a rimanere stabile.

A oggi i casi attivi in tutta l’Austria sono 301.221, di cui 1.448 ricoverati in ospedale e 177 in terapia intensiva. Le regioni con l’incidenza dei contagi più alta sono Vienna (3.220), Tirolo (2.774), Vorarlberg (2.754) e Salisburgo (2.734).

(Per rimane aggiornati sulle misure in vigore, sia in Italia che in Austria, vi consiglio come sempre la pagina Focus Coronavirus dell’Ambasciata di Vienna)

Altre segnalazioni della settimana

  • Ho scoperto grazie a una segnalazione che dopo cinque anni in Austria è possibile richiedere un attestato di residenza permanente (Bescheinigung des Dauerauftenhalts). Dalle mie ricerche per i cittadini dell’Unione Europea sembra più una formalità che altro, ma sto cercando d’informarmi per capire esattamente in quali situazioni può venire richiesto (se vi è già capitato fatemelo sapere!). Ho anche preso un appuntamento per ottenerlo, vi terrò aggiornati.
  • È una cosa che avevo già scritto in una newsletter passata, ma ve la riporto volentieri nuovamente: gli iscritti AIRE hanno diritto dall’anno scorso all’ingresso gratuito in tutti i musei, monumenti, gallerie e aree archeologiche dello Stato italiano. Si tratta di una sovvenzione valida al momento fino alla fine del 2023. È possibile dimostrare di essere iscritti all’AIRE con il certificato di conferma rilasciato dal Consolato all’avvenuta iscrizione oppure mostrando un documento d’identità rilasciato dall’ambasciata.
  • Qualche aggiornamento anche sul festival di letteratura italiana La Fonte, che vi ricordo si svolgerà dal 25 al 27 febbraio presso il Teatro Odeon di Vienna. Purtroppo le autrici Caminiti e Di Pietrantonio hanno dovuto disdire la partecipazione per motivi personali, ma al loro posto arriverà invece Massimo Carlotto. Tra le presentazioni vi segnalo in particolare l’evento gratuito per bambini con Annalisa Strada  e quello con Mariasole Bianco, fondatrice dell’associazione Worldrise per la protezione degli oceani. La prevendita è già iniziata, potete seguire tutti gli aggiornamenti sul sito web o tramite la pagina Facebook.

E anche per questa settimana è tutto, se vi piace questa newsletter potete sostenerla in vari modi:

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  • mandandomi consigli, idee e segnalazioni, basta rispondere a questo messaggio.

A lunedì prossimo!

Scritto da Paolo Manganiello

Vivo a Vienna dal 2004. Da più di dieci anni racconto tramite QuiVienna questa città e tutto quello che succede in Austria, con un occhio di riguardo per la comunità italiana.

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