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Alex Stacchini
Libri Un commento
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La Marcia di Radetzky Remix 2020

La battaglia di Solferino – Stampa 1859

Non sempre lo stesso libro provoca lo stesso impatto emotivo, se letto in momenti diversi. Personalmente l’ho scoperto proprio in questi giorni, rileggendo “La Marcia di Radetzky”, l’opera più celebre di Joseph Roth, uno dei “cantori” della Mitteleuropa. Ed è stato leggendolo ora, in piena emergenza Coronavirus, che sono riuscito ad entrare totalmente nel suo spirito. Quale? Lo scoprirete continuando a leggere questo articolo, che non sarà, però, la classica recensione di un libro.

I protagonisti

Il romanzo si snoda attraverso le vicende della famiglia Trotta, che grazie a un atto di coraggio del sottotenente di fanteria, Joseph, durante la battaglia di Solferino, conquisterà il favore imperiale, e, da semplice figlio di una famiglia slovena di contadini, assumerà un titolo nobiliare. La trama, però, seguirà più i passi del nipote dell’eroe di Solferino, Carl Joseph, e il suo rapporto con il padre, mentre la figura del nonno sarà sempre sullo sfondo, proprio come il suo ritratto appeso nella casa del capitano distrettuale, barone Franz von Trotta e Sipolje. La cornice della storia si snoda nei territori dell’Impero Asburgico, e più esattamente nelle sue zone più orientali, ovvero Moravia, Galizia e Vienna. E il tutto sull’onda di un sentimento verso una Patria che sempre più andava disgregandosi.

Il giovane Carl Joseph percepisce come qualcosa stia cambiando, nel suo servizio nell’esercito asburgico e la sua personalità fragile, unita ad un forte senso del dovere e dell’onore, male si staglia sullo sfondo di una società annoiata, dove i giorni passano apparentemente uguali e caratterizzati da una serie di gesti rituali, che servono più a confermare una sicurezza quotidiana che a concretizzare un vero senso di unità. La vita di Carl Joseph prosegue fra una serie di lutti che lo segneranno (l’amante Katharina, l’amico Max Demant, il capitano Wagner), il rapporto ricercato, ma sempre distaccato e anaffettivo col padre, l’amore per Wally, e la pesante eredità del suo cognome. In questo turbinio di sentimenti, egli cerca il suo posto nella vita, tanto da farsi trasferire a Brody, a pochi chilometri dalla Russia. Ed è in questo ambiente, dove convivono popolazioni di lingua ucraina, russa, tedesca ed ebrei, che vede il suo mondo sgretolarsi, e soprattutto la sua granitica fede negli Asburgo.

Ieri come oggi

Emblematica sarà la “festa d’Estate”, organizzata nel giugno del 1914, una festa a cui verranno invitati rappresentanti della nobiltà e dell’esercito dalle varie parti dell’Impero. Mentre tutti ballano, al riparo nella villa del conte Chojnicki (era scoppiato improvvisamente un furioso temporale), dalla città arriva la notizia dell’assassinio dell’erede al trono a Sarajevo. Il conte raduna immediatamente le cariche più rappresentative della serata, in una sala a parte e comunica la notizia, scatenando immediatamente una scena surreale: chi afferma che la festa andasse subito fermata, chi, invece, grida che si deve proseguire la serata, qualcuno che afferma che si tratta sicuramente di una “fake news”, altri che alzano il calice, brindando alla morte di Francesco Ferdinando. E nel mentre, nella sala principale, si continua a volteggiare a suon di valzer ed a ubriacarsi con vino e liquori vari.

Quando mi sono imbattuto in queste pagine (capitolo diciannovesimo), la mente è subito tornata alla prima settimana di marzo, quando ovunque, dalla televisione, ai social, per strada, non si faceva altro che parlare del “morbo cinese” in arrivo. Chiunque diceva la propria, ognuno aveva la giusta ricetta o comunque una risposta pronta. E mentre tutto questo accadeva, ci si ammassava sulle piste innevate della Alpi, nei locali all’aperto, negli stadi.

Un’altra immagine fortemente simbolica è data da un avvenimento che ha scosso la vita di Franz von Trotta. Il capitano distrettuale (una sorta di prefetto nell’impero austroungarico) di una città della Moravia, una mattina di maggio, nota che a servire la colazione non vi è Jacques, il suo maggiordomo, in quanto indisposto. Per il tranquillo e abitudinario figlio dell’eroe di Solferino, questa è una scossa che fa tremare una vita, composta da gesti sempre uguali e ritmati ogni giorno. Per il barone von Trotta quella giornata sarà uno spartiacque nel suo mondo: per la prima volta in vita sua non si recherà in ufficio, andrà al capezzale di Jacques, e, nonostante egli sia stato in casa con lor fin da quando era bambino, solo in quelle ore verrà a conoscenza di tante cose del suo maggiordomo, una figura a lui molto cara, di più, uno di famiglia. Ed alla fine si troverà anche a sorridere in quella giornata “sospesa”.

Ecco, anche questo episodio (capitolo decimo), mi rimanda a queste nostre lunghe giornate, in modo particolare all’inizio di questa quarantena, quando, in maniera così repentina e forte, ci siamo trovati a vivere momenti di “sospensione” ed in tanti casi (ri)scoprendo, oltre ai nostri spazi, anche chi questi spazi con noi li condivide.

Oggi come ieri

Il capitano distrettuale prenderà, per la prima volta in vita sua, una decisione per lui insolita e inaudita. Dopo la morte di Jacques, egli decide di fare le valigie. Per esattezza, le farà fare alla governante e non è nemmeno la prima volta che viaggia, in quanto per lavoro regolarmente si muove verso Vienna, ma sarà la prima volta che si prenderà una vacanza. Infatti, Franz von Trotta sente improvvisamente il desiderio di andare a trovare suo figlio, di stanza al confine orientale. Si rende conto che forse Carl Joseph ha bisogno di lui, ma sicuramente che anche lui stesso ha bisogno di ritrovare suo figlio.

Il capitano distrettuale non si è mai preso una vacanza in vita sua, così come non si è mai sentito in dovere di (pre)occuparsi del figlio. Quanto avviene in questa parte della storia (capitolo undicesimo), qualcosa per noi di così usuale, per Franz è un fatto straordinario, che avviene all’interno di un mondo, sia interiore sia esterno a lui, che sta vivendo momenti di epocali cambiamenti. Alzi la mano chi in questi giorni, non sta progettando qualcosa di (personalmente) eclatante da realizzare, non appena questo momento di transizione sarà terminato?

La banda della domenica mattina

Se dovessi descrivere brevemente il romanzo, lo definirei di “malinconica dolcezza”. Attraverso le vicende della famiglia Trotta, l’autore ci fa percepire in noi quello che è stato non solo il crollo di una monarchia, ma lo smarrimento di chi da sempre ha creduto nel composito mondo degli Asburgo. Proprio come lo stesso Joseph Roth, che è riuscito inoltre a tratteggiare umanamente la figura dell’imperatore Francesco Giuseppe (capitolo quindicesimo).

Non vi svelerò il finale, non vi rivelerò se e come Carl Joseph e suo padre Franz abbiano affrontato il mutamento del loro mondo. Joseph Roth ci racconta comunque di sé, di lui e tanti come lui, che hanno visto tutte le loro certezze cadere improvvisamente, con la fine della Monarchia Asburgica.

Però una cosa sì, quella voglio rivelarvela: leggendo il romanzo di Roth, anche voi, di tanto in tanto, vi troverete a ripensare a quelle domeniche estive, nelle quali la banda militare del maresciallo Nechwal suonava nella piazza davanti alla casa del capitano distrettuale. E come Carl Joseph, respirerete ogni volta, attraverso quel ricordo, la libertà della spensieratezza.

Alex Stacchini

Scritto da Alex Stacchini

Romagnolo DOCG, nasce lo stesso giorno di Mozart ma qualche anno più tardi. Collabora con un importante tour operator italiano per il quale viene spesso “inviato” a Vienna e in Austria, tanto da definirla ormai la sua seconda patria. E nell'attesa di diventare prima o poi cittadino viennese, prova a dare qualche consiglio su come scoprirla e amarla di più. Nella speranza che possano esservi utili.

1 Commento
  1. Avatar stefano d'aprile ha detto:

    ottima riflessione, grazie. mi ha ricordato tanti passaggi di uno dei miei libri preferiti.
    e per il post covid aspettiamo la ‘recensione’ de La Cripta dei Cappuccini

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