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Michele Musso
Storia dell'Austria
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Il Rosso “Heldendenkmal” di Vienna

Esiste a Vienna un monumento la cui comunicazione storica si presenta all’osservatore in maniera prepotente, immediata: sto parlando dell’“Heldendenkmal der Roten Armee” presso la Schwarzenbergplatz, ossia il monumento agli Eroi dell’Armata Rossa.

Anche i meno pratici di storia contemporanea possono intuire dei fatti che narra, osservando, ritto sull’alta colonna centrale, un soldato con uno scudo d’oro sul quale è effigiato il simbolo dell’Unione Sovietica.

Eretto per commemorare i caduti dell’Armata Rossa durante la presa di Vienna nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale, quelle che videro l’avanzare dei sovietici da est in direzione di Berlino, è sopravvissuto sino ad oggi nonostante la città avesse mal sopportato, seppur per dieci anni solamente, l’influenza diretta dei sovietici nell’ambito della spartizione della città in quattro zone di influenza in mano agli Alleati, analogamente a quanto successo a Berlino.

Sorte migliore tocco però alla capitale asburgica, poiché il 15 maggio 1955 con il Trattato di Stato austriaco riottenne la piena autonomia, impegnandosi, con la Dichiarazione di neutralità del 26 ottobre di quello stesso anno, a rimaner fuori dalla Guerra Fredda.

Il monumento venne costruito nella primavera del 1945 e inaugurato il 19 agosto di quello stesso anno. L’idea della sua costruzione fu elaborata ancor prima che l’Offensiva di Vienna fosse messa in atto, quasi a dimostrare quanto i sovietici fossero certi della vittoria su una Wehrmacht assai indebolita. La conquista della città in effetti avvenne dopo pochi giorni di battaglia, il 13 aprile 1945.

Dopo un vaglio dei possibili luoghi della città in cui destinare l’opera (fu preso in considerazione anche il Prater) venne scelta Schwarzenbergplatz, più precisamente il lato sud, davanti alla Hochstrahlbrunnen, la grande fontana di pietra costruita nel 1873 per inaugurare il primo sistema di condutture d’acqua potabile della città. La compresenza di questi due monumenti rende la piazza che li ospita un vero e proprio gioiello.

L’opera è nello stile del Realismo socialista, detto anche “Stalinbarock” il barocco staliniano, e si compone di un colonnato composto da 26 colonne alte 8 metri che seguono una linea curva a racchiudere in un abbraccio simbolico la colonna sulla quale si erge la statua del soldato, alta a sua volta 20 metri.

Chi osserva non può sottrarsi a quell’impalpabile soggezione che tanta imponenza incute. Sul piedistallo di forma cubica che sorregge la statua centrale vi è un’incisione sia in russo che in tedesco che recita: “monumento in onore dei soldati dell’armata sovietica, che sono caduti liberando l’Austria dal fascismo”. Per la sua costruzione fu adoperata forza lavoro austriaca e prigionieri di guerra tedeschi.

Il rapporto tra i viennesi e la scultura merita un accenno. Non bisogna dimenticare che il monumento rappresenta una forza straniera liberatrice, ma al contempo anche occupante. La percezione che potevano aver avuto i contemporanei è proprio di questo carattere ambivalente. Non è un caso che i cittadini intitolino il monumento al “saccheggiatore ignoto” (Denkmal des unbekannten Plünderers).

Eppure ne hanno conservato inalterata ed in perfetto stato da qualche decennio tutta la sua forma e sostanza. Un altro nomignolo riservato al monumento russo è quello di “monumento al pisello” (Erbsendenkmal), riconducibile alla donazione fatta da Stalin il primo maggio del ’45 di ben 1000 tonnellate di piselli ai viennesi affamati dalla guerra.

Nemmeno aveva compiuto i suoi primi due anni di età che il monumento sovietico rischiava già la vita: nel 1947 due giovani di 19 anni e una donna di 25 furono scoperti da un agente sotto copertura mentre organizzavano un attentato il cui obiettivo era quello di far esplodere il monumento. Il gruppo aveva connessioni con la Wehrwolf, un commando gestito dalle SS con missioni di sabotaggio e guerriglia durante le ultime fasi del conflitto mondiale.

La sua incolumità fu messa ancor più a repentaglio il 18 agosto 1962, quando, in una valigia lasciata sopra al basamento della colonna centrale, venne trovato un ordigno ad orologieria. Fortunatamente, gli artificieri riuscirono a disinnescarlo. Colpevole fu condannato Giorgio Massara, un italiano appartenente alle associazioni giovanili del MSI, a cui fu attribuita anche la colpa dell’esplosione di un altro ordigno, a Ebensee in Alta Austria, in cui un gendarme perse la vita.

Un altro fatale accadimento ha tinto di giallo il rosso monumento di Schwarzenbergplatz, trasformandolo in un Tatort, un luogo del delitto: la mattina del 15 aprile 1958 fu trovato, dietro al colonnato, il cadavere di Helene “Ilona” Faber una studentessa ventunenne. Il caso divenne di dominio pubblico, e si trascinò per diversi anni senza che alcun colpevole fosse mai trovato. Tale fu l’impressione che l’atrocità del delitto scatenò nelle persone, che per un certo periodo la piazza venne soprannominata “Platz des Grauens”, la Piazza dell’Orrore.

Ultima piccola disavventura in senso cronologico che il monumento ha dovuto subire è stato un atto vandalico con bombolette spray nel giorno del 67esimo anniversario della liberazione della città. Un’inezia rispetto a bombe e omicidi, che ha ferito più la sensibilità di cittadini poco avvezzi a simili gesti che la solida pietra del colonnato.

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Michele Musso

Scritto da Michele Musso

Nato a Milano e cresciuto tra Lombardia ed Emilia Romagna, si laurea in Storia all'università di Bologna. Vive a Vienna dal novembre del 2013, dove studia, lavora e combatte la "crisi del quarto di secolo" a colpi di Ottakringer e biciclettate sulla Ringstraße.

3 Commenti
  1. Desy Dr. Snider scrive:

    Bravo bella cronaca !

  2. Walter scrive:

    Ottimo articolo corredato da una buona padronanza storiaca.

  3. Luongo Nino scrive:

    Grazie, per gli appassionati di storia avere info su ciò che ti circonda: Luoghi, monumenti,avvenimenti.
    cultura da portare avanti.

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