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Paolo Manganiello
Politica Un commento
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Sul taglio dei parlamentari e i rappresentanti degli italiani all’estero

La settimana scorsa è stato approvata la riforma cosiddetta “taglio dei parlamentari” che ha ridotto anche gli eletti nelle Circoscrizioni Estere. I rappresentanti degli italiani residenti all’estero passano quindi da 12 a 8 per la Camera e da 6 a 4 per il Senato.

Se questa riforma sia buona o cattiva non è nelle mie capacità dirlo, ma colgo l’occasione per lasciare qualche spunto di riflessione.

Partiamo da un dato statistico: gli italiani residenti all’estero sono più di 5 milioni. In base al (nuovo) numero di deputati e senatori eletti questo significa che ognuno di essi dovrà rappresentare più di 400.000 cittadini presso le Istituzioni, tre volte tanto ogni parlamentare “italiano”.

E non si tratta di persone che vivono nella stessa città o nazione, ma sparsi ovunque tra i continenti, con situazioni e bisogni completamente diversi gli uni dagli altri. Il risultato è che quasi sempre gli eletti provengono dalle comunità più numerose, mentre quelle più piccole – come Vienna – non vengono rappresentante adeguatamente.

Il punto su cui riflettere è come lo Stato italiano – se ritiene che i suoi cittadini all’estero debbano avere gli stessi diritti di quelli in Italia – possa offrire una adeguata rappresentanza in tutto il mondo. Qualcuno dirà che sarebbe proprio il compito del Comites (e del CGIE), ma nei Paesi dove non è presente – come in Austria – viene a mancare un diritto fondamentale che lo Stato dovrebbe secondo me in qualche modo colmare.

Un secondo numero su cui ragionare: si dice che ci siano quasi 2 milioni di italiani residenti all’estero che non hanno mai visto l’Italia. Sono figli (o nipoti) di emigrati, che hanno ottenuto la cittadini grazie allo ius sanguinis. Quale legame, oltre alle tradizioni e ai ricordi, possono avere con l’Italia? Nessuno qui vuole dire che non debbano avere gli stessi diritti, ma forse è necessaria una attenta riflessione sulla concessione della cittadinanza.

La questione di fondo dove voglio arrivare è quali siano i temi che gli eletti nelle Circoscrizioni Estere debbano portare in Parlamento. Ci sono cittadini che vivono da pochi mesi in un Paese e si spostano nell’altro, altri che vivono da decenni all’estero (e magari sarebbero più interessati a votare per il Paese in cui risiedono piuttosto che alle vicende italiane), e altri come dicevo che sono nati addirittura fuori dall’Italia. Come rappresentare in modo adeguato tutte queste persone?

Mentre completavo questo articolo mi sono ricordato di avere già scritto alcuni anni fa su questo blog sullo stesso tema, e le conclusioni mi sembrano ancora valide.  E’ necessario da parte della politica una riforma della rappresentanza degli italiani residenti all’estero.

I soli deputati e senatori non sono sufficienti per rappresentare un numero di cittadini così ampio ed eterogeneo. E’ necessario che le forme di rappresentanza di base – come i Comites ed il CGIE – vengano rafforzate e rese visibili, affinché i cittadini abbiano un punto di riferimento e possano sentirsi veramente ancora parte dell’Italia ovunque essi si trovino.

Paolo Manganiello

Scritto da Paolo Manganiello

Ho creato QuiVienna nel 2011 come luogo di raccolta di notizie ed esperienze per gli italiani a Vienna.

1 Commento
  1. Avatar Lidia ha detto:

    La domanda, secondo me, è cosa porta la cittadinanza italiana risiedendo all’estero? Finché si tratta di una breve permanenza di studio o di lavoro, fino a 5 anni, è giusto non essere dimenticati dallo Stato Italiano ed esservi adeguatamente rappresentati. Gente che risiede in uno stato estero da più di 10 anni, che non conta di rientrare in Italia o addirittura che è nata e cresciuta in un altro paese ha davvero bisogno di una rappresentanza nel parlamento italiano? Cosa fa l’Italia per noi, tranne cercare tutti i modi possibili per spremere un po’ di tasse sui pochi legami rimasti col Paese? In un post precedente si parlava del diritto di voto nel paese ospite e nel paese originario. La questione è complessa.

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