Paolo Manganiello
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Un anno di pandemia

Martedì 25 febbraio 2020 vennero identificati i primi due casi ufficiali di coronavirus in Austria. Da quella data è passato appena un anno, ma rispetto al mondo di prima sembra trascorso un secolo.

Lunedì scorso vi scrivevo le mie riflessioni sullo stato della comunità italiana a Vienna. Oggi cerchiamo invece di fare il punto sulla situazione dell’Austria in generale, insieme a qualche previsione per i prossimi mesi.

Partiamo dalla gestione della pandemia: mentre alla prima ondata ci fu una reazione molto decisa da parte del governo, che permise di superarla in maniera quasi indolore, dopo l’estate la strategia è stata invece molto meno coerente, tra riaperture e chiusure, senza un chiaro obiettivo.

Questo ha creato molta confusione nella popolazione, portando ad una minore accettazione e rispetto delle restrizioni. Anche ora dopo la riapertura dell’8 febbraio rimane una grande incertezza su quali saranno i passi successivi.

Dal punto di vista economico l’Austria sta affrontando una grave crisi: in base alle analisi della Commissione Europea la prognosi di crescita per il 2021 è infatti molto negativa (agli ultimi posti tra i paesi dell’Unione). Il turismo e la ristorazione, due settori estremamente importanti per tutta l’economia austriaca, sono praticamente fermi da inizio novembre e non si sa ancora quando potranno riprendersi.

Al momento gli aiuti statali, che fin dalla scorsa primavera sono stati molto generosi, hanno permesso di salvare moltissime aziende e posti di lavoro (le persone in cassa integrazione sono ancora quasi 500.000), ma molti già si chiedono cosa succederà quando questi finiranno.

E’ inoltre palpabile un fortissimo dissesto all’interno della società. Il settore culturale è fermo praticamente dall’inizio della pandemia, e impiegherà moltissimo a riprendersi. Una generazione di bambini e ragazzi ha perso un anno di scuola ma soprattutto di socializzazione, e si discute già come questo avrà conseguenze sul loro futuro. E infine si sente sempre di più la stanchezza di una gran parte della popolazione, che vorrebbe tornare non dico alla vita di prima, ma almeno ad una parvenza di normalità.

Questi problemi ci accompagneranno probabilmente per i prossimi anni, ma guardando più nel breve periodo, cosa ci si può aspettare dai prossimi mesi?

Dalla scorsa settimana una lenta ma continua risalita dei casi sta destando molte preoccupazioni, come anche l’aumento della diffusioni delle cosiddette varianti (oggi ci sarà un incontro tra il governo, le parti sociali e gli esperti per decidere i prossimi passi).

Allo stesso tempo la campagna di vaccinazioni procede, e anche se con la sua lentezza, sembra che stia facendo diminuire il tasso di ricoveri e di mortalità in particolare nelle fasce più a rischio. E c’è la speranza che l’arrivo della primavera come l’anno scorso porti ad un miglioramento generale della situazione.

I numeri della settimana:
  • i casi attivi in tutta l’Austria sono attualmente 20.464 (6.387 in più rispetto a sette giorni fa)
  • i ricoverati in ospedale 1.291 (+29), di cui 279 (+22) in terapia intensiva. I deceduti sono 8.561 (+175).
  • la regione con l’indice per 100.000 abitanti più alto è la Bassa Austria (190), seguita da Vienna (180), Carinzia (174), Salisburgo (170), Burgenland (162), Stiria (159), Alta Austria (128), Tirolo (106) e Voralberg (71).
  • il numero totale di persone che hanno ricevuto una vaccinazione sono 414.441 (5,34% della popolazione), di cui 76.439 a Vienna.

Qualche altro aggiornamento sull’Austria:

    •  Il cancelliere Kurz si è espresso a favore di un passaporto sanitario europeo per permettere a chi è già immune o vaccinato di accedere a ristoranti, luoghi di cultura e viaggi all’estero, dicendo che se non verrà presa una decisione a livello europeo potrebbe venire introdotto anche solo per l’Austria.
    • La settimana scorsa è stato presenta un monumento a ricordo delle vittime dell’attentato terroristico del 2 novembre, ricevendo però molte critiche a causa del logo del comune di Vienna in grande risalto.
    • In Italia le discussioni legate al recovery fund sono state tra le cause per la caduta del governo, ma anche in Austria il processo decisionale dei progetti prosegue molto a rilento. Il ministero non ha presentato alcuna bozza, e stanno già piovendo critiche da molte parti. Certo si tratta di “solo” 3 miliardi di Euro riservati per l’Austria, ma sono comunque soldi che farebbero comodo nella situazione attuale.
Paolo Manganiello

Scritto da Paolo Manganiello

Ho creato QuiVienna nel 2011 come luogo di raccolta di notizie ed esperienze per gli italiani a Vienna.

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