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“Beethoven bewegt!”: emozioni come atto di resistenza alla pandemia

Può un’esibizione museale organizzata per celebrare i 250 anni della nascita di Beethoven diventare un inaspettato riassunto della pandemia ed al contempo offrire spunti per il suo superamento?

“Beethoven bewegt” ora al Museo di Storia dell’Arte (Kunsthistorisches Museum) è tutto ciò. La mostra racchiude i temi che hanno caratterizzato questo 2020. Musica ed immagini danno corpo a tutti i sentimenti, le paure, incertezze, speranze che abbiamo vissuto in questi 12 mesi, nell’arco di sole quattro stanze.

L’Isolamento che, causato dalla totale sordità e susseguente alienazione da ogni rapporto sociale, ha portato Beethoven al baratro del suicidio. A cui Beethoven ha però reagito, nella mancanza di ogni interazione umana, abbracciando il nucleo più intimo della propria umanità, per arrivare a comporre le sue opere più incredibili.

Alla compassione e le speranze riposte nella solidarietà fra le persone, a cui Beethoven fa appello nel suo testamento, fa da contraltare l’indignazione nel vedere come l’essere umano possa invece sfruttare la tragedia altrui per arricchire la propria brama di potere. Disillusione che ha convinto Beethoven a – fisicamente- strappare dalla sua terza Sinfonia ogni dedica a Napoleone Bonaparte.

La Natura, la quale da una parte spaventa per le forze che può scatenare, costante memento della nostra vulnerabilità; dall’altra stupisce con momenti di incomparabile bellezza, che possono ispirare i più profondi sentimenti. “Sublime” che Beethoven trovava nelle sue passeggiate tra i boschi di Heiligenstadt e che ha un posto centrale nelle sue composizioni.

Presentando Beethoven come simbolo della nostra comune sensibilità, e tramite la sua arte, l’esibizione diviene un appello a ritrovare un senso profondo di Umanità.

“Beethoven bewegt” dimostra ancora una volta come il lavoro di musei, sale concerti o teatri, che troppo spesso viene sacrificato alla prima difficoltà, sia invece assolutamente essenziale nell’aiutarci a reagire alle sfide del presente. Le emozioni che si provano nell’ascoltare una sinfonia, nell’ammirare una fotografia, o nell’assistere ad una performance ci uniscono, ricordandoci che siamo tutti Umani, insieme, nell’approcciarsi al Natale ed ad un nuovo lockdown.

Con la speranza che possiate riuscire a visitare l’esibizione prima della sua chiusura il prossimo 24 Gennaio, potete nel mentre godervela – almeno in parte – ascoltando la playlist che il Kunsthistorisches Museum ha prodotto su Spotify: https://open.spotify.com/playlist/2Imu5zX8bc3JUsgq8r4Raj

Immagine: © John Baldessari Courtesy of the artist, Sprüth Magers and Beyer Projects. Foto: KHM-Museumsverband

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Scritto da Francesco Marrella

Arrivato a Vienna nel 2017 dopo cinque anni a Londra, si occupa di diritti umani e democrazia in organizzazioni multilaterali.

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