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“Penacho”: il copricapo di Montezuma

Dall’8 febbraio sono iniziate in Austria le prime piccole riaperture e finalmente, ovviamente solo se armati di mascherina FFP2, sarà anche possibile tornare a visitare i musei.

Personalmente la prima cosa che ho fatto è stata visitare il Weltmuseum di Vienna. Per chi non lo conoscesse è nel primo distretto, vicino all’Hofburg e alla biblioteca nazionale.

E’ un museo antropologico ed etnologico e al suo interno si possono osservare oggetti della vita quotidiana e non di culture e popoli più o meno antichi provenienti da tutti i continenti.

La collezione è unica, molto variegata e contiene da armature di Samurai giapponesi fino a strumenti di caccia di tribù amazzoniche, così come oggetti più recenti della società occidentale. Una panoramica bellissima sull’evoluzione della storia umana.

Fino al 13 aprile oltre alla collezione permanente sarà possibile visitare un’interessante mostra sul mondo degli aztechi, centrata soprattutto sugli oggetti religiosi e sui riti sacri di questo popolo.

L’aspetto e la natura degli oggetti esposti come anche l’atmosfera creata nelle sale regalano la possibilità di vivere un’esperienza davvero mistica, perfetta per il tema trattato.

Se il Weltmuseum di Vienna è stato scelto insieme ad altri musei europei per questa mostra è anche perché nella sua collezione si trova un oggetto che tutti noi abbiamo visto almeno una volta nei libri di storia, studiando Cortes e i suoi conquistadores: il Penacho di Montezuma, ovvero l’ultimo presunto copricapo esistente di un sovrano azteco.

Il copricapo ricorda uno di quelli che si vedono nei film western indossati dai capi indiani. La sua particolarità è l’essere fatto quasi completamente con piume di diversi uccelli, come il fenicottero o il quetzal, un uccello verde dell’America Centrale, considerato sacro dagli aztechi.

Come l’oggetto sia arrivato a Vienna è ancora un po’ incerto, ma sembrerebbe che sia stato lo stesso Montezuma, affascinato dagli spagnoli e non comprendendone la pericolosità, a donarlo insieme ad altri oggetti a Cortes. Il conquistador ne fece a sua volta dono a Carlo V, al tempo contemporaneamente Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Spagna e arciduca di Austria.

Alla fine del 500 il copricapo arriva così nel castello di Ambras, a Innsbruck, nella collezione di curiosità del nipote di Carlo V, l’Arciduca Ferdinando del Tirolo e solo dal XIX secolo, dopo un primo restauro, è a Vienna.

Come accade per molti oggetti storici esposti non nel paese d’origine ma nel paese nel quale sono arrivati, spesso in seguito a conquiste e colonizzazioni, anche il copricapo di Montezuma è oggetto di una vera e propria disputa diplomatica tra Austria e Messico.

Uno dei primi atti di questa controversia è stato uno spettacolo teatrale a Monterrey nel 1980, nel quale tre studenti messicani rubano il Penacho e lo riportano a casa, diventando così eroi. Forse proprio da questo spettacolo hanno preso spunto Pio e Amedeo, quando in una puntata della trasmissione “Emigratis” hanno cercato di rubare la Gioconda per riportarla in Italia!

Il primo reclamo ufficiale per il copricapo arriva invece solo nel 1991. In quell’anno fu proposto dal governo messicano di scambiare il manufatto azteco con la carrozza d’oro di Massimiliano d’Asburgo, Imperatore del Messico per tre anni dal 1864 al 1867, e che si trova oggi in un museo di Città del Messico.

Oggi, esattamente trent’anni dopo, la vicenda è tornata sotto i riflettori. Nel 2021 si festeggerà infatti il bicentenario in Messico dell’Indipendenza dalla Spagna e il presidente Obrador vorrebbe esporre il copricapo a Città del Messico, dove al momento è possibile osservarne solo una riproduzione. Con questo scopo ad Ottobre 2020 la first lady messicana ha fatto visita a Van der Bellen, proprio in occasione dell´apertura dell´attuale mostra sugli aztechi.

Per dare ancora più forza alla missione di sua moglie questa è stata annunciata su Twitter il 12 Ottobre, anniversario dell’arrivo di Colombo in America, sperando di poter sfruttare l’emotività causata dalla data così simbolica.

La signora Obrador è però tornata casa a mani vuote. Nel 2012 infatti una commissione scientifica (austriaca e messicana) aveva già decretato l’impossibilità di trasportare l’oggetto a causa della sua fragilità.

Un viaggio così lungo potrebbe danneggiarlo o distruggerlo e su questa base è arrivato il fermo no dell’Austria. Basti pensare che il copricapo è così delicato che non è stato neanche possibile spostarlo dalla sala nella quale si trova normalmente, per esporlo con gli altri oggetti della nuova mostra.

Il Penacho di Montezuma resterà perciò a lungo a Vienna, finché grazie alla tecnologia (e con l’autorizzazione dell’Austria) non potrà tornare a casa. Tutti noi appassionati di storia avremo quindi ancora la possibilità di godere per qualche anno di un oggetto di un valore inestimabile.

Foto: Quetzalfeder-Kopfschmuck © KHM-Museumsverband

Scritto da Rocco Silvestri

Classe 1990, arrivato in Austria nel 2016 per perfezionare il tedesco e mai più tornato in Italia. Innamorato di Vienna e di una viennese, spera di poter condividere tramite il blog il suo amore per la storia di questa città.

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