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Alex Stacchini
Storia dell'Austria
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La svizzera, gli italiani e il tragico destino dell’imperatrice Sissi

Nel 1898 l’imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria Elisabetta è una distinta signora di 60 anni che ha scelto di invecchiare viaggiando, anzi quasi correndo, da un capo all’altro d’Europa. Dimostra più anni di quelli che in realtà abbia anagraficamente, provata più da se stessa che dagli eventi della vita.

Nel 1898 Luigi Lucheni è un manovale venticinquenne di origine parmense, disoccupato e in continuo peregrinare, alla ricerca di un lavoro che gli permetta di mettere insieme il pranzo con la cena, provato da una vita di abbandono e di fatica. Negli ultimi mesi si è unito al movimento anarchico, abbeverandosi ad una dottrina che, come scopo finale, ha il rovesciamento dell’ordine costituito attraverso la violenza. È la sua nuova fede e ragione di vita.

Nel 1898 la Svizzera è una repubblica federale che dà lavoro e asilo politico. Ma è anche una terra ricca di opportunità. Di ogni tipo.

UN FINALE TROPPO SEMPLIFICATO – Ma questa è anche la storia di personaggi minori, in primis del giudice istruttore Charles Lechét, che grazie al lavoro certosino ed alla grande forza di volontà, sono riusciti a scoperchiare un mondo sommerso e a lasciarci un quadro sociopolitico che è più facile dimenticare.

Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio della vicenda, ovvero dagli ultimi momenti di vita dell’imperatrice: è sabato 10 settembre 1898, una calda giornata di fine estate, e molti fra ginevrini e turisti passeggiano piacevolmente sul lungolago, fra questi due illustri ospiti della città, ovvero la contessa Sztáray e la contessa di Hohenembs, nome sotto il quale viaggiava in incognito l’imperatrice Elisabetta d’Austria. Entrambe si stanno recando verso l’imbarcadero, quando improvvisamente una strana figura piomba sull’imperatrice, gettandola a terra, mentre però la sovrana si rialza immediatamente l’uomo verrà poi bloccato dalla polizia a poche centinaia di metri di distanza.

Con passo lesto le due donne si avviano al traghetto e poco dopo la partenza l’imperatrice sviene. La Sztáray avvisa immediatamente il capitano, svelandogli la vera identità della passeggera, questi decide immediatamente di virare e rientrare su Ginevra. Poco dopo nella sua camera all’hotel Beau Rivage l’imperatrice verrà dichiarata morta.

LE INDAGINI E I SUOI INQUIETANTI RETROSCENA – Il giudice istruttore Lechét comincerà già quel giorno un confronto lungo, serrato e nervoso con l’assassino di Sua Maestà, il quale fin dall’inizio si dichiara colpevole dell’omicidio (avvenuto tramite una pugnalata al cuore con l’ausilio di un punteruolo) effettuato in nome dell’anarchia. Con i giorni e i confronti quotidiani si scoprirà un Lucheni testardo, ben preparato, ma ostinato a negare qualsiasi complicità nell’attentato, cosa che Lechét non riteneva possibile.

Così il giudice istruttore inizierà un cammino a ritroso nella vita di Lucheni, nei suoi spostamenti in Svizzera e nei suoi saltuari lavori; verranno alla luce nomi di altri italiani e un sottobosco fatto di miseria e cospirazione e la sfilata di personaggi che vengono convocati in questura dà l’idea degli italiani presenti allora sul suolo elvetico.

Ed ecco che davanti a noi si palesano figure controverse, quali il giornalista Pietro Gualducci, costretto a mangiare in una mensa per poveri gestita da un ex sacerdote, che sprezzante però irride e denigra il suo benefattore; oppure il litografo milanese Gino Posio amico di una prostituta di Losanna e con la quale si lascia andare a qualche confidenza di troppo che sarà poi utile all’indagine; e il ligure Giuseppe Portunato, che è stato visto con Lucheni nei giorni a ridosso l’attentato. E poi ancora italiani che sfruttano i propri connazionali più poveri, ed altri invece che se ne approfittano per indottrinarli e fargli compiere le azioni più turpi per non sporcarsi direttamente le mani. Proprio come nel caso di Lucheni.

Ma sarà a causa di qualche errore commesso dalla giustizia elvetica che non si riuscirà nei tempi opportuni a scoprire il complotto e a far fuggire i mandanti, lasciando tutta la “gloria” a Lucheni, che in fondo era a ciò a cui aspirava. Sarà soltanto qualche mese dopo la condanna definitiva all’ergastolo che Lucheni ammetterà con Lechét la presenza di complici nella vicenda, e il giudice istruttore (avvisando la stampa prima che il procuratore generale Navazza) si attribuirà una tardiva vittoria del suo operato, morendo pochi mesi dopo con questa non piccola soddisfazione. Sarà invece Lucheni (che aspirava ad una morte gloriosa in stile Ravachol – uno dei suoi ispiratori) a finire dimenticato da tutti in una cella, e il 19 ottobre 1910 si toglierà la vita impiccandosi nella sua cella con la cintura dei pantaloni. La pubblica opinione non ne verrà informata.

L’USCITA DI SCENA DELLA BELLA REGINA – Dai verbali redatti in francese e in italiano presenti negli archivi ginevrini, possiamo risalire agli ultimi giorni di vita di Elisabetta. E così scopriamo della visita della sovrana il giorno precedente alla villa della baronessa Rotschild a Pregny, nella quale ammirò in modo particolare le orchidee della serra; degli acquisti fatti a Ginevra (un tavolo intarsiato da Dûnier e un organetto meccanico da Baecker – regali da inviare alla figlia Maria Valeria) e del gelato gustato sulla terrazza della pasticceria Désarnod. Ma la testimonianza della contessa e dama di compagnia Sztáray ci regalano anche gli ultimi momenti di serenità della sovrana, come quando prima di uscire dall’hotel si attarda per ammirare il Monte Bianco oppure mentre osserva meravigliata la fioritura dei castagni del lungolago.

Sarà invece la stampa, ed in particolar modo il quotidiano viennese “Neue Freie Presse” a lasciarci il ricordo di una solenne cerimonia, tutta in vero stile asburgico, che anche in quei tristi momenti seguiva una meticolosa etichetta. Quindi scopriamo come la salma dell’imperatrice a Ginevra non poteva essere omaggiata con il proprio rango in quanto qui soggiornava come contessa di Hohenembs (un risvolto tragicomico tipico degli Asburgo), poi la possiamo seguire sull’apposito treno “funebre” predisposto per il rientro nella capitale dell’Impero, che attraverserà la Svizzera e l’Austria e come ad ogni ora del giorno e della notte vi erano, nelle principali stazioni ove il treno sostava qualche minuto, piccole ed organizzate cerimonie di saluto.

E poi con l’arrivo a Vienna il popolo che già dal primo pomeriggio di venerdì 16 settembre assiepava la Mariahilferstraβe in attesa del passaggio in pompa magna dell’imperialregia salma (avvenuto solamente verso le 23!) e l’arrivo il giorno successivo delle principali teste coronate d’Europa, accolte in ordine di rango e importanza in base alle alleanze (lo zar di Russia venne accolto dall’erede al trono Francesco Ferdinando, mentre il Kaiser Guglielmo II di Germania direttamente da Francesco Giuseppe). E sullo sfondo un popolo che piange la sua bella imperatrice, ma soprattutto che si commuove e si stringe all’amato Imperatore, segnato nuovamente dalle vicende della vita.

ELISABETTA E GLI ITALIANI – E’ nel diario della figlia “prediletta” Maria Valeria che troviamo traccia del pensiero di Sissi sugli italiani, da lei definito un popolo di terroristi (in occasione del suo viaggio con Francesco Giuseppe per festeggiare i 500 anni di Trieste nel 1882), sfuggendo poi effettivamente ad un attentato organizzato (ma fallito) fra gli altri da Guglielmo Oberdan. Questo non vuol dire che non apprezzasse l’Italia, anzi ne visitò molti luoghi e città nel corso degli anni, soprattutto per le vestigia del suo passato greco-romano. Nonostante amasse le lingue straniere, non parlò mai bene l’italiano.

Considerava gli italiani dei voltagabbana. Si sbagliava?

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Alex Stacchini

Scritto da Alex Stacchini

Romagnolo DOCG, nasce lo stesso giorno di Mozart ma qualche anno più tardi. Collabora con un importante tour operator italiano per il quale viene spesso “inviato” a Vienna e in Austria, tanto da definirla ormai la sua seconda patria. E nell'attesa di diventare prima o poi cittadino viennese, prova a dare qualche consiglio su come scoprirla e amarla di più. Nella speranza che possano esservi utili.

1 Commento
  1. fonte victor scrive:

    Un giovane musicista italiano, Giovanni Tangorra, ha lei dedicato una sua composizione: ‘Valzer Sissi’ (Valzer Triste), tra l’altro molto bello.

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