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Marianna
Lavoro
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Lavorare come assistente di lingua italiana all’estero: la mia esperienza a Vienna

Ogni anno un numero imprecisato di giovani italiani parte per insegnare la propria lingua nelle scuole europee e non fa più ritorno in Italia.

Il nome di questo “preoccupante” fenomeno emorragico è assistentato di lingua italiana, e consiste nell’affiancare i docenti di italiano nelle scuole pubbliche di una paese a scelta fra Germania, Austria, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Irlanda.

Il bando, emesso dal Miur, è annuale e si rivolge agli studenti di Lingue e Lettere che rispondano a vari requisiti; è obbligatorio, fra le altre cose, aver sostenuto degli esami relativi alla lingua parlata nel paese prescelto.

Bisogna fare un’importante premessa: per quanto il candidato possa scegliere fino a tre città dove svolgere l’assistentato, non è assolutamente detto che questo desiderio verrà esaudito. Ciò che conta in primo luogo sono le esigenze delle varie scuole. Perciò il primo classificato non ha il posto prenotato nella capitale o in un’altra città trendy.

Inoltre i posti a disposizione per l’Austria sono circa 30, con altri 30 – 40 per gli ammessi non vincitori. Vuol dire che si è riserve, e che con le rinunce dei vincitori si può sperare di guadagnare qualche posto in graduatoria. Rinunce che possono arrivare anche ad anno scolastico già avviato.

L’assistente lavora 13 ore a settimana e in Austria viene retribuito decisamente meglio che negli altri paesi europei (anche meglio degli insegnanti austriaci tirocinanti). Alle ore di lezione frontale bisogna aggiungere quelle dedicate alla preparazione delle lezioni, mentre la correzione dei compiti non spetta all’assistente, né tanto meno la partecipazione a colloqui e riunioni, perciò la responsabilità principale cade comunque sul docente di ruolo.

E’ questo a rendere l’esperienza di insegnamento meno stressante, ma certamente non facile, se pensate che siete comunque costantemente a contatto con ragazzi in una fascia d’età difficile, davanti ai quali dovete cercare di dare sempre il meglio. Lavorare in classe è dura, a volte i ragazzi sono problematici – o sfottenti, o cattivelli, o estremamente sensibili, o disinteressati, o timidi, o intimoriti dalla presenza di un madrelingua -, le chiacchiere in sala professori sono un miscuglio tanto affascinante quanto frustrante di dialetti di ogni singolo Bundesland. Insomma il mal di testa a fine lezione non ve lo leva nessuno, però solitamente il resto del pomeriggio è libero.

A differenza degli assistenti francesi e inglesi, noi italiani non possiamo prolungare l’assistentato. A prima vista – anche a seconda e terza – è davvero una grande ingiustizia, ma dipende dal fatto che l’italiano è meno studiato del francese e dell’inglese, e perciò quelle poche occasioni di lavoro che la scuola offre devono essere distribuite fra tutti.

La mia esperienza a Vienna

Qualche considerazione sulla mia esperienza personale. Come ho detto, il ripescaggio degli ammessi non vincitori può avvenire anche ad anno scolastico già avviato, quando sono già appassite tutte le speranze di partire.

Le mie no. Le mie erano ancora vive e mi molestavano quotidianamente. Finché a metà ottobre non mi è arrivata l’email del Miur in cui mi veniva comunicato che, a causa di rinunce dell’ultimo minuto, ero stata selezionata. Intendevo dare la mia disponibilità per Vienna?

Ho avuto una settimana per preparare tutto: documentazione residua, prenotazione biglietti e albergo per i primi giorni, ricerca di una camera su Internet, e soprattutto valigie. Le mie speranze, appagate perché avevano avuto ragione, se ne erano andate lasciando il posto all’ansia, alla paura dell’ignoto e a un’angosciante solitudine.

I primi giorni sono stati molto difficili, come avevo immaginato. Oltre a dover sistemare le questioni burocratiche (Meldezettel, firmare il contratto, aprire il conto in banca) dovevo imparare a muovermi nella città, cercavo casa, e non da ultimo lavoravo. E anche l’impatto con l’accento viennese mi ha turbata non poco, essendo abituata solo allo Hochdeutsch.

Ero tanto concentrata su queste faccende che non permettevo alla città di colpirmi in positivo. Solo dopo la prima settimana, mentre tornavo a casa in autobus, il ruffianissimo panorama di Hietzing al tramonto mi ha fatto capire che Vienna si scusava per l’inevitabile disturbo, e abbiamo iniziato a conoscerci.

Mi rendo conto della fortuna avuta: poter girare per Vienna ogni giorno senza troppi pensieri per la testa, durante un inverno non particolarmente gelido. Ne ero consapevole mentre lo vivevo e so anche che questa circostanza non si verificherà mai più.

Purtroppo non sempre il rapporto con i docenti è buono. Io ho vissuto contemporaneamente due situazioni opposte: in una scuola lavoravo con una docente sulla quale preferisco non dilungarmi (vi dico solo che alla fine la preside mi ha porto le scuse a nome di tutta la comunità scolastica); nell’altro istituto due docenti fantastiche mi hanno insegnato tantissimo e mi hanno offerto la loro preziosa amicizia anche al di fuori della scuola.

Alla fine dei giochi ripeterei l’assistentato altre mille volte, nonostante le incomprensioni avute con quella docente. Ovviamente la cornice viennese, tanto paesaggistica quanto umana, ha contribuito e non poco a rendere il tutto più magico, ma questo sarebbe un altro discorso…

Sia a livello professionale che umano è stata una delle esperienze più belle e stimolanti della mia vita. Una volta allacciati contatti personali e professionali, molti assistenti decidono di trovarsi un lavoro qui. E fanno bene!

Invidio tanto i prossimi assistenti. E gli faccio un enorme in bocca al lupo!

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Marianna

Scritto da Marianna

Mi chiamo Marianna e vengo dalla provincia di Foggia. Vienna mi ha chiamata a sé nell'ottobre 2013 . E io ho obbedito.

2 Commenti
  1. […] chi fosse interessato vi consiglio di leggere l’esperienza in una scuola di Vienna che ha raccontato Marianna su QuiVienna un po’ di tempo […]

  2. Anna scrive:

    Salve,
    mi chiamo Anna, sono Italiana, laureata in Economia e commercio, ho 34 anni e con diverse esperienze in ambito customer care, call center, amministrazione e contabilità semplificata. Ho svolto attività di tirocinio (ahimè non retribuito per ben tre anni), lavorato in società Spa e vissuto in Usa per 1 anno dove è difficile restare a causa del visto. Sono rientrata in Italia da ormai 1 anno ma non riesco più a vivere qui, amo l’Italia ma non vedo possibilità, il rispetto della legge non esiste. Cosa potrei fare, amo insegnare (ho fatto spesso lezioni private con successo), potrei insegnare Italiano.

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