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Italiani a Vienna
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Don Panino, l’uso della Mafia a Vienna e il giornalismo sensazionalistico

Disclaimer: ho scritto il seguente articolo/commento perchè mi sono state richieste informazioni a riguardo della vicenda da varie parti. Personalmente non sono coinvolto nè nella raccolta firme nè nei contatti con i media italiani. Le informazioni presenti nel seguente testo sono quindi il frutto delle mie personali ricerche e opinioni.

Nella giornata di ieri è scaturito sui media italiani un vero e proprio caso mediatico su “Don Panino“, una paninoteca di Vienna che nel suo menù utilizza con (letteralmente) “cattivo gusto” nomi di mafiosi, giudici e vittime della mafia per i propri panini.

Il tutto è iniziato da un articolo su Panorama (premi sull’immagine a destra), ma la notizia è stata ripresa quasi subito da altri quotidiani italiani – che hanno praticamente copiato (e riadattato) il testo dell’articolo originale – ingigantendo il tutto, fino ad arrivare anche ai media autriaci.

Nei rimbalzi della stampa la notizia è arrivata anche ad alcuni parlamentari che hanno richiesto l’intervento del ministro degli Esteri Emma Bonino e la convocazione dell‘ambasciatore austriaco a Roma.

Il tutto è nato in realtà da una segnalazione fatta tramite Facebook sul gruppo Italiani a Vienna e dalla creazione di una petizione online tramite Causes.com per chiedere il cambiamento del menu di “Don Panino”.

Purtroppo devo constatare che questa notizia e tutto l’eco mediatico si basano su una storia poco ricercata, e che soprattutto ha lasciato (quasi subito) in secondo piano la questione principale.

Ma andiamo con ordine.

Dov’è finito “Don Panino”?

Già alcune settimane fa – quando inizialmente si era discusso di “Don Panino” su Facebook, ero andato per curiosità a cercare il locale per poter controllare di persona il menù di cui si era tanto scritto.

All’indirizzo indicato sul loro sito web (Seidengasse, 31) era (ed è tutt’ora) presente solamente un locale vuoto, senza alcuna insegna o indizio che facciano pensare che “Don Panino” si trovi ancora li.

Effettivamente sulla pagina Facebook del locale  l’ultimo aggiornato indicava che si stavano trasferendo da un altra parte, ma da fine Gennaio 2013 non ci sono state altre novità. Altre persone che vivono nelle vicinanze mi hanno confermato che effettivamente il locale era aperto fino all’anno scorso.

Altre persone avevano però anche segnalato che “Don Panino” faceva solo consegne a domicilio. Effettivamente il locale è ancora prsente sui maggiori portali di consegne  di Vienna, ma anche su questi risulta sempre chiuso.

In base alle mie ricerche mi sembra di poter quindi affermare che attualmente “Don Panino” sembra non esistere più.

La stampa italiana ha invece incentrato completamente la notizia sul “menù di Don Panino”, andando a creare una notizia sensazionalistica da presentare ai propri lettori, e lasciando invece da parte il problema principale.

Quello che infatti ritengo avrebbe dovuto essere messo in primo piano è l’uso molto comune da parte di vari commercianti di Vienna della “Mafia” come elemento di “folklore” e “marketing” per i propri negozi. (Bisogna comunque sottolineare che almeno nell’articolo originario su Panorama questo importante aspetto è almeno accennato.)

L’uso della “Mafia” all’estero

Il problema dell‘uso della “Mafia” come strumento di marketing per rappresentare l’Italia all’estero è purtroppo un tema non nuovo.

All’estero sono in pochi a capire il vero senso di questa organizzazione criminale, a conoscere le sofferenze e i problemi che continua a creare in Italia, e la vedono come un elemento di “folklore”, allo stesso modo dei classici clichè italiani “pizza, spaghetti e mandolino”.

A Vienna posso riportare gli esempi di alcuni negozi che mi è capitato di vedere: una Pizzeria “Mafiosi”, una Pizzeria “Camorra” e una catena di parrucchieri chiamati HaarMafia (letteralmente “la Mafia dei Capelli”), oltre al già discusso “Don Panino”. E’ da notare che tutti questi negozi – a parte “Don Panino” – non sono gestiti da italiani.

Ma il problema non è solo in Austria. Questo uso veramente ignobile del termine “Mafia” è infatti molto comune all’estero, in una visione “romantica” che distorce completamente la realtà su un vero e proprio problema italiano che dovrebbe essere combattuto anche all’estero.

In conclusione devo dire che mi è rimasto personalmente l’amaro in bocca per questa “storia giornalistica”.

Da una parte mi fa piacere che il problema dell’uso improprio del termine “Mafia” all’estero venga tematizzato anche in Italia, ma dall’altra parte mi ha dato fastidio il modo in cui questa storia è stata raccontata e come i media italiani abbiano puntato l’attenzione su un solo aspetto tralasciando il tema principale.

Credo che il Ministro degli Esteri in un eventuale incontro con l’ambasciatore austriaco dovrebbe discutere dell‘immagine dell’Italia – e della Mafia – all’estero, e non sul menu di una paninoteca che non esiste più da tempo.

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Scritto da Paolo

Vivo a Vienna dal 2004 e mi occupo di programmazione, consulenza web e marketing. Ho creato QuiVienna nel 2011 come luogo di raccolta di notizie ed esperienze per gli italiani a Vienna.

8 Commenti
  1. Franco scrive:

    Tralasciato il tema principale? bè, per noi italiani qui in italia l’aver ridicolizzato l’onore di taluni combattenti la mafia è esattamente il tema principale. Poco male se il locale non c’è più, è il solo fatto che ci sia stato e sia stato concepito ci offende. E’ comunque una notizia di costume che fa riflettere, nessuno boicotterà mai l’austria per questo.
    Ai miei amici tedeschi che pensano che la mafia sia solo folklore umoristico, e per il quale gli italiani non dovrebbero offendersi, oppure che lo considerano un semplice malcostume equivalente al non pagare le tasse o a violare il codice della strada, io sempre risposto così: “Dare del mafioso ad un italiano è la stessa identica cosa che dare del nazista ad un tedesco: se il tedesco ride di fronte all’accusa di essere nazista, allora è probabile che l’italiano altrettanto rida dell’essere definito mafioso; ma se il tedesco se ne risente, è probabile che lo faccia anche l’italiano”. Funziona, provate anche voi lì a Vienna. Abbracci.

  2. Andrea scrive:

    vivo a Vienna da 6 anni e qualcosa di piu: sono stufo di italiani che schifano il loro Paese d’origine, pur esistendo qui a Vienna solo in virtu’ del fatto che sono Italiani. Sono stufo degli italiani che credono di vivere a Vienna abitando in una WG a spese di mamma e papa’ e credono di conoscere Vienna piu del borgomastro Häupl. Ci sono decine di pizzerie gestite da turchi o slavi, ma anche da italiani, che da anni hanno riferimenti, nel nome del locale o nei menu, alla mafia di qualsiasi tempo…

    1. Paolo scrive:

      Ho eliminato la parte di finale del tuo commento perchè superava i limiti dell’offesa… anch’io sono trentino ma non mi sembra di aver mai insultato l’Italia.. Sei comunque il benvenuto a completare il tuo commento con argomenti costruttivi.

  3. amedeo scrive:

    Giusto, Franco. mi pare la risposta più appropriata al dileggiamento sulla mafia.
    Scrivere sul menù che il panino è sbruciacchiato come Giovanni Falcone o come Giovanni Impastato… è INAMMISSIBILE .

  4. Paolo La Montagna scrive:

    vorrei vedere gli austriaci se a Palermo aprisse una trattoria in stile crucco “Da Zio Adolfo: tutto alla brace” con relativi menu a tema.

    1. Erardo scrive:

      Paolo!
      Ma non hai ancora capito che a Vienna ci sono pochissimi ristoranti italiani – che siano italiani sul serio?
      Magari al centro centro ce ne saranno una decina ( al massimo!)

      Soprattutto fuori dal centro ( come in questo caso!) sono delle pizzerie turche, albanesi, ecc.!

      E poi … cari miei… come fanno gli austriaci a conoscere gli avvocati italiani che lottano contro la mafia???

      Non li conoscono nemmeno in Italia!!!

  5. amedeo scrive:

    avvocati?

  6. […] vuole conoscere la vicenda dall’inizio e con informazioni di prima mano consiglio, oltre al mio articolo di ieri, l’articolo di uno dei promotori dell’iniziativa Paolo Federico su Vivere Vienna e […]

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