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Michele Musso
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Flaktürme: L’ultima fortezza

All’inizio, spiega lo storico viennese Marcello La Speranza, era l’accampamento fortificato di Vindobona, poi le alte mura e i fossati medioevali, fino alle fortezze munite di bastioni in età moderna. Insieme all’evoluzione degli eserciti, dei loro armamenti e delle strategie militari si sono evolute anche le tecniche di fortificazione e di difesa.

Passeggiando per Vienna vi potrebbe capitare di vedere, immani e temibili, i baluardi della fortezza del 20° secolo, l’ultima di una lunga serie che la città ha ospitato nei secoli. Le Flaktürme (al singolare Flakturm), un’opera colossale voluta da Hitler e realizzata dall’architetto berlinese Friedrich Tamms, sono sei enormi torri disposte a coppie in tre punti della città (Augarten nel secondo distretto, Arenbergpark nel terzo, e nei pressi di Mariahilfer strasse nel quarto), in modo da formare un ideale triangolo protettivo che racchiude al suo centro il Duomo di Santo Stefano. Lo scopo: difendere il centro storico dalle incursioni aeree nemiche.

Le coppie erano formate rispettivamente da una torre antiaerea, più alta e fornita sul tetto di artiglieria pesante, ed una più bassa predisposta all’elaborazione dati. Il raggio d’azione dell’artiglieria era di 20 km, mentre gli avanzatissimi apparecchi radar potevano localizzare i bombardieri nemici fino a 80 km di distanza. Le altezze variano, avendo ogni torre la stessa rispetto al livello del mare, e si aggirano intorno ai 40 metri. I muri hanno uno spessore tra i 2,5 e i 3,5 metri di cemento armato.

Quest’incredibile mole ha reso impossibile ogni ipotesi di demolizione da parte dei russi appena conquistata la città per via della pericolosa vicinanza alle abitazioni circostanti.In seguito, quando le tecnologie per abbattere le strutture senza provocare danni collaterali furono scoperte, le Flaktürme erano già entrate del novero dei monumenti storici, e dunque divenute intoccabili.

Oggi infatti ci riportano alla memoria l’immagine molto vivida di una guerra che si combatteva nelle città e, soprattutto, sopra le città. Rappresentano inoltre l’unico intervento architettonico del Terzo Reich a Vienna, nessun’altro edificio fu infatti eretto in quella che Hitler considerava, secondo una nota citazione, una perla.

Se l’esito della guerra fosse stato diverso avrebbero oggi le Flaktürme tutto un altro aspetto: il progetto dell’architetto era quello di coprirle interamente di lastre di marmo, su cui sarebbero stati incisi in caratteri d’oro i nomi dei soldati caduti, a scopo trionfalistico e commemorativo. La storia, per fortuna, ha preso un altro corso e le Flaktürme mantengono ancor oggi il colore grigio di un epoca drammatica.

Per la loro costruzione, avvenuta tra il dicembre del ’42 e l’ottobre del ’43, furono impiegati lavoratori forzati da tutta Europa, tra i quali erano presenti anche italiani. Le loro testimonianze sono conservate tutt’oggi in forma di graffiti sui muri interni, fra cui anche un accorato “rivedere Milano e poi morire”.

Ma non solo i lavoratori, anche i cittadini austriaci dei dintorni a cui le torri davano rifugio in caso di bombardamenti, ospitandone fino a 8.000, hanno lasciato un segno del loro passaggio. Rinchiusi per ore in un ambiente tetro e soffocante liberavano le loro fantasie, specialmente i bambini, disegnando aerei, carri armati, soli, fiori, e scrivendo nomi e motti. Delle moderne pitture rupestri, si potrebbe dire.

Nel loro periodo di attività le torri avevano una sistematica e rigida organizzazione interna, ogni piano aveva una sua funzione, alcuni erano riservati alla popolazione civile, altri esclusivamente ai militari, erano presenti alloggi, impianti d’aerazione e riscaldamento, apparecchi di comunicazione, un piccolo ospedale e perfino una fabbrica di armi e un deposito di munizioni. Tutto concepito per operare in piena autonomia ed efficienza.

Alcune tra le Flaktürme hanno oggi una nuova vita. La più famosa è sicuramente quella che ospita la Haus des Meeres, l’acquario. E’ inoltre agibile sul tetto, dal quale si gode di un’ampia vista su Vienna. I più allenati lo possono raggiungere risalendo la parete d’arrampicata sportiva allestita su uno dei quattro lati della torre.

Una delle due torri in Arenbergpark è invece utilizzata come deposito dal MAK, il museo di arte applicata. La coppia in Augenpark è inagibile per motivi di sicurezza, tuttavia, avendo un ampio spazio circostante fornito dal parco è la meglio osservabile in tutta la sua severa mole. Non è stata sottoposta a nessun tipo di riutilizzo o restauro. La sua funzione rimane quella ben più rilevante di ricordare al passante l’orrore della guerra che conquistò i cieli.

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Michele Musso

Scritto da Michele Musso

Nato a Milano e cresciuto tra Lombardia ed Emilia Romagna, si laurea in Storia all'università di Bologna. Vive a Vienna dal novembre del 2013, dove studia, lavora e combatte la "crisi del quarto di secolo" a colpi di Ottakringer e biciclettate sulla Ringstraße.

1 Commento
  1. Domenico ha detto:

    Interessante! esiste un modo per visitarle dentro ?

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