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Vienna
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Intervista al proprietario della “Pizzeria Mafiosi” di Vienna

Il settimanale viennese Falter ha intervistato in merito alla vicenda Don Panino Guto Al Omari, proprietario da 23 anni della Pizzeria “Mafiosi” nel 15. distretto di Vienna (Rudolfsheim-Fünfhaus).

Ecco una traduzione dell’intervista pubblicata sull’ultimo numero (24/2013) della rivista:

Falter: signor Guto Al Omari, sta pensando dopo gli ultimi avvenimenti di cambiare il nome della Sua pizzeria?

Al Omari: sicuramente no. La Mafia era originariamente un movimento rivoluzionario contro la povertà. O almeno io la associo a questo. Letteralmente il termine “Mafia” dovrebbe significare “Figlia mia”. Quando siamo venuti a Vienna abbiamo scelto questo nome perchè era conosciuto da tutti. Perchè adesso lo dovremmmo cambiare?

Falter: una delle Sue pizze si chiama “Al Capone”. Non si può dire che sia stato un modello da onorare.

Al Omari: certamente no, ma il suo nome è uno tra i più conosciuti. In Italia non si potrebbe sicuramente dare questo nome ad una pizza, ma qui tutti la prendono con umorismo.

Falter: è italiano lei?

Al Omari: no, sono di origine siriana. Quando arrivai a Vienna inizia a lavorare presso un amico che gestiva una pizzeria. Si chiamava Valentino. Insomma non un nome mafioso. In seguito ho aperto una mia pizzeria. Eravamo tra i primi a Vienna. Noi siriani rimaniamo uniti.

(…)

Falter: l’ambasciata italiana si è già messa in contatto con Lei?

Al Omari: no. Questo è un paese libero, non una dittatura. C’è libertà d’opinione e di religione, o no? Nemmeno gli americani ci possono vietare qualcosa qui.

Conoscete la Pizzeria “Mafiosi” a Vienna? Cosa ne pensate di questa intervista?

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Scritto da Paolo

Vivo a Vienna dal 2004 e mi occupo di programmazione, consulenza web e marketing. Ho creato QuiVienna nel 2011 come luogo di raccolta di notizie ed esperienze per gli italiani a Vienna.

2 Commenti
  1. Gabriele scrive:

    Ha ragione il proprietario. Ora però apriamo un bel ristorante, proprio davanti alla sua pizzeria, con piatti dedicati ai crimini della guerra in Siria. Una bella statua del suo presidente, un leggero profumo all’ingresso che ricordi il gas nervino, pomodoro spacciato per vero sangue umano, e ogni tanto qualche bambino che, coreograficamente, si butta sul pavimento in lacrime chiedendo aiuto! E’ un paese libero, quindi non si offenderà, no?

    1. Felicita scrive:

      Sottoscrivo parola per parola!
      A leggere questa intervista, nonchè i commenti dei miei “nuovi” compatrioti sul caso “Panino”, penso che o ci mettiamo a fare dei menù a base di humour nero pure noi (Siria, Turchia – genocidio armeni, Austria e Germania – il solito, bitte!) oppure il messaggio (che la mafia è una montagna di merda) non passerà mai.

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