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Alex Stacchini
Storia dell'Austria
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Rodolfo d’Asburgo – un affascinante mistero

Quando si vuol parlare di Rodolfo d’Asburgo si parte sempre da lì: Mayerling, 30 gennaio 1889, ovvero il giorno in cui non solo la vita di un casato ma anche quella dell’intera Europa mutò improvvisamente. Sono trascorsi esattamente 125 anni dalla morte dell’unico figlio maschio di Francesco Giuseppe ed Elisabetta, tanto che ancora strane voci circolano su un presunto complotto ai danni dell’erede al trono.

Ma chi era il rampollo degli Asburgo e perché era così pericoloso agli occhi dei suoi contemporanei?

Intelligente, raffinato e perspicace ecco come appare Rodolfo fin dalla prima giovinezza, con tratti caratteriali derivanti sì dagli Asburgo ma maggiormente appartenenti al ramo materno dei Wittelsbach. All’erede al trono viene assegnato fin dall’infanzia un programma di studi abnorme che ne minerà il fisico e anche il fragile equilibrio psichico.

Profondo conoscitore delle lingue straniere, con le quali si distinguerà nei suoi numerosi viaggi all’interno dell’Impero, egli però si dedicherà sempre più allo studio delle scienze naturali in particolar modo all’ornitologia, studi che non potrà mai approfondire all’Università in quanto il padre lo indirizzerà alla carriera militare. La vita da “soldato” non impedirà però a Rodolfo di proseguire nella sua passione e redigerà alcune opere (la più famosa è “Quindici giorni sul Danubio“) di approfondimento in materia.

La vita militare, la febbrile attività da studioso, ed anche interessi più “leggeri” tengono però distante Rodolfo dalla vita politica della Hofburg, ma non volutamente, in quanto a non introdurlo nella “stanza dei bottoni” è proprio Francesco Giuseppe. Egli teme e diffida di questo figlio che definisce “chiacchierone”, non gradisce la cerchia di amici e collaboratori di cui si circonda (in particolar modo di ebrei e massoni) e critica le idee liberali del figlio, in modo particolare per quanto riguarda le alleanze internazionali e l’assetto istituzionale interno.

Rodolfo mal sopporterà questo, avvertendo le grandi nubi che si addensano sulla monarchia danubiana, comincia a redigere articoli firmati con lo pseudonimo “Julius Felix” sul quotidiano “Wiener Tagsblatt” dell’amico Moritz Sepz. Nel corso degli anni Rodolfo sarà sempre più spiato dalla polizia del primo ministro Taafe e del capo della polizia viennese Kraus, perché sospettato di tramare contro l’Impero stesso.

La parabola del Principe Ereditario sta giungendo sempre più veloce al termine corsa. A 23 anni si sposa con la principessa Stefania del Belgio, e dopo i primi anni di serenità matrimoniale culminata con la nascita della loro unica figlia Elisabetta, egli riprenderà una vita piuttosto stancante e, a causa depressione, ritorna agli antichi vizi: alcool e donne. Dopo un’avventura amorosa con una ballerina tzigana contrae la gonorrea e contagerà quindi anche la moglie, con l’infausta conseguenza che non potrà avere altri figli.

Tutto questo spinge Rodolfo sempre più verso l’abisso, e complice la malattia comincerà a far uso di morfina. Il 1888 sarà un anno disastroso, perché nonostante la simpatia che ancora gode fra i sudditi dell’impero, Rodolfo farà di tutto per farsi disprezzare all’interno della famiglia imperiale, arrivando anche a sparare al padre durante una partita di caccia a Muerzteg. Fortunatamente ad essere colpito al braccio è stato un solerte partecipante alla battuta, parandosi davanti all’Imperatore ed evitando un tragico epilogo a quell’episodio.

A seguito di questo avvenimento Rodolfo sarà tenuto a debita distanza dal padre che, non si fiderà più di lui, e questo influirà ancor di più sulla sua fragile personalità. Proporrà quindi all’amica di sempre (la prostituta Mitzi Caspar) un patto suicida, che lei rifiuterà categoricamente e che troverà invece risposta con l’ultima amante, Mary Vetsera, lui all’età di 30 anni e lei a soli 17.

Sono innumerevoli le “leggende” che circolano su questo caso: chi parla di complotto interno (ordito da Taafe e i conservatori), chi della pista internazionale (tedeschi e francesi), chi addirittura di assurde trame familiari (quindi opera di Francesco Giuseppe), chi pensa a questioni di onorabilità (si pensi ai fratelli Baltazzi, zii di Mary Vetsera). Anche Zita di Parma-Borbone, la moglie dell’ultimo imperatore Carlo I, aveva promesso di svelare la verità sul caso Mayerling, ma nella sua centenaria esistenza non ha rivelato alcunché.

La verità in fondo è quella più triste e banale. Rodolfo ha sempre avuto un carattere più debole rispetto al padre, una visione politica troppo anticipata rispetto ai tempi, e una predisposizione alla depressione caratteristica del ramo materno. Sicuramente una tempra e una costanza maggiore, unite ad una paziente attesa avrebbero impedito il declino psicologico di questo promettente rampollo imperiale e magari il corso degli eventi futuri avrebbe potuto assumere una valenza diversa. Ma qui (purtroppo) rimaniamo nel campo dei “forse”.

Rodolfo e Vienna

Il pittore Franz Xaver Pausinger, così descrisse il rapporto fra Rodolfo e la sua città natale:

“Forse non vi è stato ancora nessuno che abbia amato Vienna così intensamente come il principe ereditario Rodolfo. Quando si parla di Vienna o dei viennesi, gli si spalanca il cuore, e quando sente il dialetto viennese con i suoi suoni caldi, suadenti, il suo sguardo s’ illumina. E’ una splendida persona!”

Bibliografia e filmografia

Caro lettore, se sei arrivato fin qui vuol dire che la figura di Rodolfo ti appassiona ed affascina, proprio come a me. Quindi vorrei consigliarti qualcosa da leggere o da guardare, nulla di romanzato o idealizzato, ma che possa farti conoscere ed amare meglio la figura dello sfortunato Principe Ereditario.

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Alex Stacchini

Scritto da Alex Stacchini

Romagnolo DOCG, nasce lo stesso giorno di Mozart ma qualche anno più tardi. Collabora con un importante tour operator italiano per il quale viene spesso “inviato” a Vienna e in Austria, tanto da definirla ormai la sua seconda patria. E nell'attesa di diventare prima o poi cittadino viennese, prova a dare qualche consiglio su come scoprirla e amarla di più. Nella speranza che possano esservi utili.

11 Commenti
  1. Alberto scrive:

    Sono un appassionato della figura di Rodolfo, ho letto i libri citati oltre ad altri. Desidero sapere se a Vienna si organizzano tour tematici dedicati ai personaggi importanti che hanno fatto la storia dell’Austria. A me interesserebbe quello dedicato all’Arciduca Rodolfo, visitando i principali luoghi dove ha vissuto.
    Grazie è complimenti per l’interessante sito.
    ALBERTO

  2. Alex scrive:

    Un’interessante mostra (con visite guidate) dedicata al Principe Ereditario si è svolta tra la fine del 2008 inizio 2009 (in occasione dei 120 anni dalla morte) e per l’occasione vennero aperte al pubblico a Schoenbrunn le stanze dove alloggiava Rodolfo, mentre all’ Hofmobiliendepot vennero esposti in via straordinaria numerosi oggetti a lui appartenuti. E’ stato emozionante poter (quasi) toccar con mano i libri, i mobili (anche il letto di morte di Mayerling), i fucili, gli abiti e quant’altro appartenne al Principe.
    Comunque all’Hofmobilendepot è possibile vedere la “Tuerkischeszimmer” ovvero la ricostruzione dell’appartamento di Rodolfo alla Hofburg.

    Per quanto concerne la sua domanda se vi sono itinerari tematici a Vienna dedicati ai grandi personaggi della Storia asburgica, Le consiglio a visitare il Sisi-Museum (all’interno della Hofburg), mentre sia Schoenbrunn che alla Hofburg potrà “camminare” lì ove hanno vissuto Maria Teresa d’Austria con i suoi 16 figli, Giuseppe II, Francesco II / I, Francesco Giuseppe, Elisabetta e tanti altri … Per quanto riguarda Rodolfo, all’interno del convento delle suore delle carmelitane potrà trovare alcuni oggetti che ricordano la tragedia della sua scomparsa. Per visite guidate tematiche può chiedere informazioni all’ufficio del turismo o alle guide locali che potranno realizzarne uno secondo le sue esigenze.

    1. Alberto scrive:

      Della mostra per i 120 anni dalla morte di Rodolfo, del 2008/2009, purtroppo l’ho saputo troppo tardi. Terrò presente i Suoi preziosi consigli per una visita guidata tematica, qualora deciderò di fare un viaggio a Vienna. Grazie e buon lavoro.

  3. Viviana scrive:

    Bell’articolo!
    Figura affascinante quella di Rudolf, tanto quanto quella della madre Elisabeth. Tra i figli della coppia imperiale era quello che le somigliava di più, mentre le figlie hanno ereditato le caratteristiche paterne, non solo nel fisico ma anche nella personalità. A differenza della madre, che in sostanza ha sempre pensato più a sé stessa che ad altro, Rudolf ha cercato di fare qualcosa per l’impero e i suoi popoli senza però riuscirci. Secondo me sarebbe stato un grande imperatore, visto il tipo di educazione ricevuta (grazie alla madre,questo va detto).
    Su Mayerling spero sempre che prima o poi venga fuori la verità (dopo 125 anni sarebbe anche l’ora!!!!), ma fino a quel momento crederò al suicidio, non per amore di Mary Vetsera ma per la constatazione del suo fallimento.
    P.S. Potreste dirmi com’è il libro della Szabados? Ho trovato il libro nella mia città ma sinceramente, dopo aver letto altro della stessa autrice, non mi sono fidata!:P

    1. Alex scrive:

      Ciao Viviana,
      e grazie per i complimenti all’articolo :) !!

      La figura dell’Arciduca è a mio avviso ricco di spunti di interesse ecco perché ho iniziato con un ritratto generale di Rodolfo, avendo la possibilità di scrivere in futuro articoli di approfondimento sulla sua persona.

      Per quanto concerne la tua domanda sul libro della de Carli Szabados posso confermarti che è una buona biografia, anche se non particolarmente avvincente, ma importante quale inquadramento storico per chi si accosta per la prima volta alla figura del Principe Ereditario. Se eventualmente hai già avuto modo di leggere una sua biografia, allora ti consiglio “Ribelle Reale – ritratto psicologico di Rodolfo d’Asburgo” (John T. Salvendy – edizione Mursia), in quanto analizza non solo l’imperiale figura, ma anche il tempo nel quale ha vissuto. E sostanzialmente non così noioso di quanto si possa credere.

      Fra i film non ho volutamente citato il “Mayerling” (quello con Omar Sharif nei panni di Rodolfo) in quanto incentrato troppo sulla relazione con Mary Vetsera e dipinto come principalmente solo come appassionata storia d’amore … mentre al massimo si potrebbe trattare di “amore malato” (da parte della Vetsera).

      Grazie per l’intervento !

      Alex

  4. Alberto scrive:

    L’ho letto lo scorso anno il libro di Romana de Carli Szabados, Mayerling il mito, devo dire che non mi ha particolarmente colpito, mentre, ho apprezzato e letto con grande interesse: Rudolf di Brigitte Hamann (Longanesi 1984) e Mayerling di Gerd Holler (Longanesi 1980), entrambi di difficile reperibilità. Ne ho letti anche altri, ma i due menzionati, a mio parere, sono i più approfonditi.

  5. Perna Roberto scrive:

    Rodolfo d’Asburgo era soggetto a frequenti crisi nevrotiche che sfociavano spesso in comportamenti eccessivi, in considerazione anche del ruolo che rivestiva. Essendo un soggetto molto sensibile, a periodi cadeva in crisi depressive che cercava di affogare nell’alcool che associato alla morfina, alteravano notevolmente il suo comportamento, con l’inevitabile conseguenza che a CORTE era considerato, logorroico, esaltato e quindi poco affidabile. Rodolfo d’Asburgo era un soggetto con un quoziente d’intelligenza superiore alla media accompagnata da una grande sensibilità; secondo me aveva delle ottime potenzialità di base per svolgere il ruolo che l’attendeva, ma l’educazione rigida e militaresca ricevuta sin dalla prima infanzia, hanno indebolito più che rafforzare la personalità di quest’uomo tendenzialmente fragile, con i danni devastanti che ne sono derivati. Ciao alex, il tuo articolo mi è piaciuto molto.

    1. Alex scrive:

      Gentile Roberto, sono contento che abbia mantenuto la sua promessa ed abbia poi letto il mio pezzo dedicato al Principe Ereditario. La ringrazio per l’analisi psicologica che redatta da Lei dà maggior risalto al mio articolo ed anche al blog.

      Grazie ancora e a presto!

      Alex Stacchini

  6. ROBERTO d'Amato scrive:

    Ho sempre avuto grande simpatia per la dinastia ASBURGO per il suo cosmopolitismo che riuniva diversi popoli di nazionalità diversa,infatti FRANCESCO GIUSEPPE L’IMPERATORE SAPEVA Più DI 10 LINGUE,PERò ERA ATTORNIATO DA MINISTRI INCOMPETENTI,SU RODOLFO ASBURGO NON CREDO AL SUICIDIO,LI è UN MISTERO,DI ANIMO SENSIBILE,CONTRARIO ALLE CONVENZIONI,ALLE FORMALITA’ ANTICIPATORE DEI TEMPI, NON FU CAPITA DALLA CORTE CHIUSA NEL SUO CONSERVATORISMO, SE L’AVESSERO CAPITO FORSE L’IMPERO SAREBBE DURATO DI PIU’, PERO’ LA STORIA NON SI FA DI CONGIUNTIVI.

    1. Alex scrive:

      Gentile signor Amato,

      sono contento che anche Lei condivida l’interesse per la famiglia Asburgo ed i loro rappresentanti. Venendo al suo intervento, in merito a Francesco Giuseppe posso assicurarle che i ministri erano sempre di nomina imperiale quindi se erano incompetenti gli uni, doveva esserlo per forza anche l’altro (effettivamente soltanto il Primo Ministro Taafe riuscì ad influenzare durante il suo mandato l’Imperatore). Eppure nella lungo regno di Francesco Giuseppe numerosi furono i propri errori spesso coperti accusando chi eseguiva gli ordini dell’Imperatore stesso, ed essendo egli della “vecchia scuola metternichiana” non poteva ammettere di aver sbagliato (eclatanti furono le sconfitte nelle guerre del 1859 e 1866, dove gli ordini del monarca ebbero un effetto deleterio).
      Tutto ciò non toglie il grande senso di dovere e di attenzione che ha caratterizzato i 68 anni del suo regno, ricordati ancor oggi con ammirazione da parte dei viennesi e degli austriaci.
      Per quanto riguarda Rodolfo il mio pensiero è chiaro e quindi non vi ritorno sopra.

      Grazie per esser intervenuto in questo mio post.

      Alex Stacchini

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