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N. Stolz
Stolz in Wien
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Breve glossario gergale, le espressioni e i modi di dire del vero viennese

Quando decisi di trasferirmi a Vienna avevo messo in conto una lunga serie di possibili difficoltà, ma se c’ era un aspetto che non mi preoccupava particolarmente, quello era la lingua. Ho avuto la fortuna di frequentare una scuola bilingue italiana e tedesca e pertanto ero abbastanza sicuro di me stesso.

Già alla prima spesa al supermercato dietro casa mi dovetti rendere conto che mi sbagliavo di grosso. Al momento di pagare chiesi una Tüte, un sacchetto. Ci fu un momento di silenzio. La cassiera mi guardava con aria interrogativa. Senza perdermi d’ animo provai coll’ inglese:” Could I have a bag, please?“.  A quel punto la cassiera, con un gesto plateale, batté il palmo della mano sulla fronte e strepitò: “Achso! A Sackerl!”

Ero in Austria da solo cinque ore e già mi ero scontrato con la, dura, realtà del dialetto viennese. Non che i Viennesi non sappiano parlare quello che viene chiamato Hochdeutsch, il tedesco scevro dalle impurità e dai colori della parlata locale, ma esprimersi con parole vernacolari è abitudine diffusa ed è quindi utile, oltre che interessante, conoscere almeno qualcuno dei modi di dire più in uso.

Modi di dire

  • “Ach geh bitte”, un ‘ imprecazione molto usata, per nulla volgare, assimilabile a un nostro “Ma per favore” o, per rendere la matrice quasi comica al celebre “Ma mi faccia il piacere” di Totò (https://www.youtube.com/watch?v=6bjQOwXMoPk).
  • Es geht sich nicht aus, espressione bellissima che racchiude in sé tutta la differenza che corre tra un austriaco ed un tedesco. Viene usata per scusare un ritardo (esatto, all’austriaco può capitare di essere in ritardo, al contrario di un tedesco) e delega le responsabilità della sua scarsa puntualità a cause esterne e a forze superiori. Difficile da tradurre, in italiano potrebbe essere un “non si combina”. Un tedesco, invece, direbbe “Ich schaffe es nicht” assumendosi con durezza le sue colpe.
  • “Bist du deppert?”, domanda retorica comparabile all’ italiano “Sei fuori?” o ad un “Ci sei o ci fai”, molto usata soprattuto tra i più giovani.

Suffissi e prefissi

  • “Ur-“, questo morfema è il più rilevante di tutto il vernacolo viennese. Usatissimo, viene affisso a qualsiasi aggettivo per indicare qualcosa che si allontana dalla norma e dalla quotidianità per deviare verso lo straordinario sia con accezione positiva, sia con accezione negativa. Traducibile col nostro “stra-“. “uralt”, “urlecker” etc. “stravecchio”, “strabuono” etc.
  • “rl” suffisso vezzeggiativo, viene posto al termine di qualsiasi sostantivo: “Hä­ferl”, “Sacker” etc. (tazzina, sacchettuccio)

Verbi

  • “schnoren”, verbo che significa scroccare, ma in un gergo più tipicamente giovanile. A il milanese imbruttito (http://ilmilaneseimbruttito.com/) direbbe “alzare” (“mi alzi due euro?”)
  • “hackeln”, usato da qualsiasi generazione, significa lavorare, con una sfumatura che esprime tutta la fatica e il disappunto per un’ azione tanto nobilitante quanto faticosa.

Aggettivi

  • “gespritzt“, lo Spritzer è la bevanda più apprezzata di Vienna, metà vino bianco, metà “Sodawasser“, disseta ed è collaudato contro l’ etilometro. L’ aggettivo corrispondente invece viene usato per commentare le uscite originali di un amico. “Bist du gespritzt?“.
  • “leiwand”, vocabolo fondamentale perché definisce tutto ciò che è “figo”. Le alternative “cool” e “geil” a Vienna proprio non sono “leiwand”.
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N. Stolz

Scritto da N. Stolz

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