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Lavoro
53 commenti

Pensi di tornare in Italia?

Tramite il blog GeoMusik ho scoperto un’interessante articolo dal titolo “Perchè non torniamo” sul mondo del lavoro italiano e estero.

Scritto da un’italiano che lavora in Gran Bretagna, è un’analisi molto lucida ed interessante sulle esperienze lavorative dell’autore, che mettono in luce molto chiaramente il motivo per cui molti italiani hanno voluto (o dovuto) cercare lavoro all’estero e difficilmente torneranno in Italia.

E’ sicuramente un’articolo in cui molti di voi si ritroveranno, vi lascio alla lettura e aspetto i vostri commenti!

Perchè non torniamo

“Come tanti degli italiani emigrati all’estero, ogni qual volta rientro in Italia per trascorrere le mie vacanze, la prima cosa che faccio e’ fermarmi al bar a prendere un caffe’.

Il sapore di un espresso, quello vero e non quello bruciato e annacquato di Starbucks, mi fa sempre porre la domanda: “ma quand’e’ che mi decido a tornare in Italia?”

La nostalgia, e non solo del caffe’, e’ tanta. Tuttavia, la nostalgia svanisce non appena esci dall’aeroporto: i collegamenti per la stazione sono pressocche’ inesistenti, un taxi ti chiede 50 euro per fare 3km, e una volta arrivato alla stazione o non ci sono treni o se ci sono, sono – comunque sia – perennemente in ritardo. Allora la nostalgia lascia spazio, ancora dopo tanti anni, alla rabbia e ad alcune delle ragioni che mi hanno visto espatriare.

E’ chiaro, non si va via perche’ non c’e’ un treno o un collegamento, si va via perche’ non c’e’ lavoro…e non si torna piu’.

Eppure io ci ho provato, a ritornare. Nel 2004 tornai in Italia per continuare a studiare, con l’intenzione di restarci. Finito il Master, presi l’elenco delle aziende alle quali le mie esperienze e qualifiche sarebbero dovute risultare interessanti, e spedii loro il mio curriculum.

Su 89 aziende contattate 2 sole risposte che, leggendole, mi fecero prenotare un biglietto di sola andata per il Paese dal quale ero ritornato un anno prima. All’estero, in 5 giorni, ho contattato 3 aziende e ricevuto 2 offerte di lavoro: dopo 7 giorni dal mio secondo espatrio siedevo gia’ dietro una scrivania.

Un nuovo tentativo lo feci 4 anni dopo: era il 2008, avevo dato le dimissioni dove lavoravo perche’ cercato ed assunto da un’altra azienda. Qui, dove vivo, e per il lavoro che faccio, venni obbligato a non lavorare per 3 mesi. Quindi tornai in Italia a trascorrere le mie forzate vacanze, che si trasformarono subito in una gioia nel rivedere gli amici ogni giorno, quegli amici che sono rimasti piantati come alberi nel posto natale.

Tanta era la gioa che, nonostante il lavoro che mi aspettava all’estero, decisi di dare un’occhiata al mondo del lavoro italiano, nei posti dove ero nato e cresciuto: l’unica offerta di impiego a tempo indeterminato veniva da un’azienda alimentare e recitava: CRECASI DISOSSATORE DI POLLI CON ESPERIENZA. Ovviamente capii subito che non era il caso di vedere se ci fosse un lavoro, sia perche’ non avevo esperienza nel disossare polli (ma ne serve?) sia perche’ dopo una laurea ed un master lo trovavo poco interessante intellettualmente.

Pochi giorni fa ho ricevuto una mail da un commercialista ,il quale mi ricordava come il Governo italiano stia cercando di incentivare gli espatriati a tornare attraverso delle concessioni di natura fiscale. La mail titolava: “e’ il momento di tornare a casa”.

Gia’, ma a fare cosa? E poi l’incentivo fiscale e’ di per se abbastanza per convincermi a tornare?

Seppur al momento mi trovo a pagare il 50% di tasse, la cosa non mi inquieta affatto perche’ le mie tasse vengono utilizzate per finanziare una societa’ che funziona, dove c’e’ un treno ogni 15 minuti che ti porta da uno dei 5 aeroporti al centro della citta (mi viene offerto un servizio), c’e’ uno Stato che pensa e agisce per la popolazione, e non uno Stato dove i propri governanti percepiscono il Paese come al loro servizio. Un Paese che – da zero e senza conoscerne la lingua – mi ha consentito di inserirmi e lavorare, ripagandomi in base alle mia capacita’ e competenze… e non in base alle mie “conoscenze”.

Cercare di incentivarmi a rientrare attraveso uno specchietto per le allodole mi fa capire tante cose, tra cui la mirabolante mancata percezione della realta’ da parte dei nostri politici.

Gli italiani, me incluso, se non hanno problemi a pagare le tasse all’estero, perche’ dovrebbero averne se si trovano in Italia? E’ forse l’incentivo fiscale proprio di una miopia incurabile dei nostri politici, che si rispecchia nella mentalita’ italiana del “meno tasse pago e meglio e’”? Dovrebbero forse i nostri politici chiedersi qual’e’ la ragione di una propensione all’insofferenza verso le tasse, da parte dei cittadini? E’ l’insofferenza della popolazione italiana alle tasse direttamente proporzionale all’incapacita’ dei nostri politici di governare il Paese?

Io sarei ben felice di tornare in Italia e pagare in tasse quanto pago qui, ma se – e solo se – le mie tasse venissero utilizzate per offrire un servizio ai cittadini, me incluso, e non essere utilizzate al fine di mantenere una classe politica inefficente, che mi fa addiruttura vergognare di essere italiano, quando vengo deriso o per gli scarsi principi morali dei nostri politici (gli scandali sessuali), o per le battute poco felici su altri capi di Stato e di governo (abbronzature e proporzioni dei fondoschiena), o per la scarsa democrazia (how can a media tycoon been allowed to be prime minister? E’ la piu’ comune delle domande), o per l’avversione politica alla meritocrazia ed una economia libera da lacci e lacciuoli che ci hanno visto crescere solo piu’ dello Zimbawe nel passato decennio.

Per tornare in Italia non ho bisogno di un incentivo: e’ il mio paese, ho solo bisogno di un lavoro non ottenuto grazie al vescovo, al reppresentante della Regione o al politico di turno. Un lavoro retribuito in maniera commisurata alle mie capacita’, e non un lavoro come disossatore di polli con o senza esperienza, mentre i figli dei politici occupano posizioni retribuite profumatamente, perche’ raccomandati e non perche’ “capaci”.

Per tornare in Italia e pagarci le tasse ho bisogno di un Paese democratico e meritocratico, cosa che siamo lontani anni luce dall’avere.

Un Paese nel quale la parola meritocrazia ha un senso lato, non e’ certo un Paese dove mettere le proprie radici. Rubbia, Modigliani e gli altri noti italiani, non sono espatriati a caso.

Dall’estero ci vedono come un Paese anacronistico, spaventato da globalizzazione e immigrazione: un Paese che e’ al servizio dei suoi politicanti, i quali puntano al mentenimento dello status quo, piuttosto che alla sua modernizzazione e recupero del terreno perso nell’ultimo trentennio: una nazione che – dopo la fine della Prima Repubblica – non è riuscita a rinnovare le sue istituzioni, lasciando intatti tutti i conflitti esistenti che ne costituivano – e tutt’ora ne costituiscono – il vero e proprio cancro.

Siamo visti come un Paese che non e’ molto differente dai Paesi nord Africani e del Medio Oriente, dove i despoti l’hanno fatta da padrone per il passato trentennio: che differenza c’e’ tra i politici italiani che siedono in parlamento da ormai quasi un trentennio e Mubarak? I politici europei ci guardano e pensano che nei loro paesi 20 anni fa c’erano Kohl, Mitterand, Major: oggi ci sono la Merkel, Sarkozy, Cameron. In italia nel 1994 vinse le elezioni Berlusconi e vedendo i filmati della camera ci si accorge che le faccie in 20/30 anni non sono cambiate – Bossi, Fini, Fassino, Berlusconi, D’Alema, Casini, Buttiglione, sono tanto logevi quanto i despoti mediorentali e tutti, come i despoti, si crogiolano nei loro lauti stipendi e sulla loro vita vissuta da Paperon de’ Paperoni, pagata dai contribuenti per un lavoro svolto mediocremente… senza averne le capacita. Un Paese che mungono come fosse una mucca per mantenersi i loro privilegi, e al quale non rendono niente, neanche sottoforma di prestazione lavorativa come parlamentari… perche’ fare il parlamentare e’ un secondo lavoro, o al Parlamento ci vanno quando hanno tempo.

Piu’ volte viene ripetuto dalla stampa estera (di qualsiasi colore politico) che l’Italia e’ un paese privo di personalita’ politiche, sia di governo che di opposizione, capaci di affrontare e risolvere le problematiche che affliggono il Paese. Ciò che e’ ancor piu’ scandalosamente disarmante e’ che gli stessi politici, rendendosi conto della loro scarsa efficenza ed efficacia, chiedono Governi tecnici che nessuno e’ disposto a guidare. E’ possibile che ogni volta che alla classe politica venga chiesto di riformare strutturalmente il Paese e renderlo al passo con i tempi si debba far ricorso a Governi tecnici? Non dovrebbe la politica sapersi assumere le proprie responsabilita’? L’Italia deve liberarsi dai politici che si nascondono dietro a parole come “ci vogliono 30 anni per fare il federalismo”; “la bicamerale per fare le riforme” o “governi tecnici”. Il procastinare nasconde semplicemente incapacita’ di esecuzione per carenza di idee, e non fa altro che allungare l’agonia degli Italiani.

Come siamo visti all’estero e’ ben racchiuso nelle parole degli analisti di S&P (forse anche loro italiani), che hanno declassato l’Italia, dichiarandola meno affidabile relativamente alla capacita’ di far fronte ai debiti assunti negli anni passati.

Nel report si legge a chiare lettere che il giudizio di S&P e’ stato condizionato da tre fattori strutturali: 1) una eccessiva regolamentazione del mercato del lavoro, 2) un settore pubblico inefficente e 3) investimenti esteri quasi inesistenti.

Ma i nostri politici non prestano attenzione ai moniti, ne’ quelli dei mercati che continuano a farci credito a prezzi sempre piu’ alti (Alfano che sbraitava in Parlamento contro i mercati ad agosto era l’emblema di una classe politica che non si rende conto che se il mercato stacca la spina, l’Italia non ha i soldi neanche per accendere la luce domani mattina) ne’ a quelli delle agenzie di rating, che vengono etichettate come strumenti politici manipolati dai media.

E cosi, al pari dei politici greci che misero la testa sotto la sabbia come gli struzzi (nel 2010), oggi i nostri politici fanno altrettanto, sperando che la tempesta passi da sola, senza rendersi conto che loro sono la causa scatenante della tempesta… e la barca Italia puo’ salvarsi solo se alleggerita del loro peso.

Allora eccomi qui, seduto davanti al pc, con carta di credito in mano, pronto a prenotare un’altro biglietto per rientrare in Italia come turista a prendermi quel tanto amato caffe’… che ormai sembra essere una delle poche cose che mi manca realmente”.

 

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Scritto da Paolo

Vivo a Vienna dal 2004 e mi occupo di programmazione, consulenza web e marketing. Ho creato QuiVienna nel 2011 come luogo di raccolta di notizie ed esperienze per gli italiani a Vienna.

53 Commenti
  1. VickyG scrive:

    Cosa vuoi commentare… un articolo lucido e preciso, in perfetto accordo con quello che penso anch’io. Io non vivo più in Italia dal 2002. Vivo e lavoro in Asia e ti dirò la verità, non mi manca nemmeno il caffè perchè, francamente, a portarsi una moka in valigia non ci vuole niente e il caffè buono me lo faccio anche a casa mia.
    Io quando torno in italia non sono malinconico, sono insofferente. Mi fa schifo tutto, mi fa schifo la gente, non riesco ad accendere la tv, passeggio e sento volgarità relative a calcio, veline e grandi fratelli. Apro i giornali e mi viene da vomitare. L’ultima volta ho comprato il Fatto Quotidiano, era una lista di gossip che sembrava di leggere Chi. Mi sono chiesto se quel giornale fosse una grande delusione, ma poi, parlando e chiedendo in giro, mi sono reso conto che le notizie erano quelle, c’era poco da fare, da un punto di vista o dall’altro, toccava leggere di culi, trombate, mazzette, festini…
    Ma andate a fanculo tutti, italietti, vergognatevi!
    Tornare in Italia? Manco se muore Berlusconi, perchè non è ormai più nemmeno lui il problema. Il problema è quella gente presuntuosa e ridicola che abita il vostro paese, gente con la puzza sotto al naso che in realtà, in giro per il mondo, fa ridere perfino i paesi del terzo mondo.
    Cominciate a scendere coi piedi per terra, guardatevi allo specchio, e dopo esservi vergognati, vedete se riuscite pure a fare qualcosa per uscire dalla merda che avete fino al collo.
    Scusatemi, come vedete sono molto arrabbiato e quindi è meglio che la finisco qui.
    Buona vita, italietti.

    V

    1. Saro scrive:

      non ho letto l’articolo ma solo il titolo e letto subito il tuo commento.
      ti faccio i miei complimenti hai espresso un pensiero che condivido al 100% pieno di rabbia e disgusto.
      io lavoro da due anni a vienna semestralmente e quest’anno ho rifatto l’errore di ritornare in inverno in italia,ma il prossimo spero di rimanere a vienna.
      in italia e veramente schifoso…tutto allo sfascio basta che la definiscono la bell’italia….ma cheeeeeeeeeeeeeeee
      ciao

      1. roberta scrive:

        ciao saro, ho letto che lavori a vienna, mio desiderio da sempre dato che mia sorella vive li. so che è un po tardi x le stagioni estive ma nn sai se qualche gelateRIA O BAR CERCA QUALCUNO? ANCHE LAVAPIATTI… Grazie

        1. Saro scrive:

          ciao roberta,
          si questo è il terzo semestre….avevo visto su internet un annuncio su una gelateria che cercava personale alcuni mesi fa…sei ancora decisa a venire a vienna?
          certo siamo giàa mettà stagione ma provare mica nuoce..bene se tua sorella vive gia a vienna è un buon appoggio…cmq mi puoi contattare quando vuoi…

          1. roberta scrive:

            ciao saro!! si sono ancora interessata. ti lascio la mia e mail se senti qualcosa in giro ( robertina0602@hotmail.it) grazie mille!!

    2. Prosim scrive:

      che dire..sono nella tua stessa situazione e condivido al 100%..nothin’ to say anymore..

    3. Santo scrive:

      Sono d´accordo al 100% con l´autore dell´articolo, da 2 giorni sono tornato dalla mia Sicilia a Vienna, dove ormai vivo e lavoro da 4 anni. Purtroppo in Italia la situazione lavorativa non è migliorata, anzi, mi sembra che va sempre peggio, ma non solo in Sicilia, non vivo più là da circa 26 anni, anche nel nord Italia, io ho vissuto in Trentino, posto stupendo dove ci ho lasciato il cuore ed anche i miei figli.
      Avevo un contratto a tempo determinato, per 3 anni, alla fine del contratto mi aspettavo il rinnovo, invece mi hanno detto che c´era poco lavoro e dovevano lasciare a casa un pó di gente, così alla soglia dei 50 anni mi ritrovai senza lavoro, ho mandato curriculum a destra e a manca, ho contattato tutte le agenzie del lavoro, ebbene, dopo 8 mesi neanche uno straccio di risposta, nessuno si è fatto sentire.
      Allora decisi di cercare lavoro all´estero, avevo una conoscenza base del tedesco, decisi per l´Austria, così guardando in internet le offerte di lavoro cominciai a mandare il mio curriculum, sono stato contattato da due aziende, decisi per un´azienda, che però non era a Vienna. A malincuore lasciai la mia famiglia ed il Trentino e partii alla volta dell´Austria, era un buon lavoro e si guadagnava anche bene però non era proprio quello che cercavo, allora cercai di trovare lavoro a Vienna.
      Così dopo qualche settimana lasciai quel lavoro che avevo trovato tramite internet dall´Italia e mi trasferii a Vienna. Certo i primi tempi è difficile, non conosci nessuno, ti chiedi spesso ma chi me l´ha fatto fare? Però adesso non tornerei più indietro, nel frattempo la mia situazione coniugale si era deteriorata e così dopo qualche mese abbiamo deciso di divorziare. Avevo un lavoro però non avevo più una famiglia, i miei figli erano lontani ed io mi trovavo in un paese straniero dove non conoscevo nessuno, la voglia di ritornare in Italia era tanta però mi dicevo, cosa faccio poi là se non ho un lavoro?Dopo qualche tempo ho cominciato a conoscere anche altri italiani che vivono a Vienna e adesso mi ritengo fortunato di vivere in questo paese che mi ha permesso, anche alla soglia dei 50, di trovare un lavoro dignitoso, ben pagato e che mi piace tanto.
      Beh, cosa dire, nella vita bisogna fare delle scelte importanti che ti stravolgono l´esistenza, anche se a volte questo comporta la perdita di alcune cose care. In Italia vado a fare le mie vacanze però ormai la mia vita è qua a Vienna, chissà, magari quando andrò in pensione tornerò in Italia, mai dire mai.

      1. Paolo scrive:

        Ciao Santo, grazie mille per il tuo commento e per aver condiviso la tua storia, penso sia un esempio veramente utile per far capire i vantaggi ma anche le difficoltà del trasferirsi in Austria (o all’estero in genenerale).

      2. Artem scrive:

        ragazzi vorrei andarci via,ma per forza devo rimanerci per prendere cittadinanza italiana..e devastante starci qua e non fare nulla…e solo spreccare anni,e pensate che ho 24 anni,e sono russo
        cosa consigliate di fare…? Grazie a tutti

    4. Salvo scrive:

      Vivo all’estero da 21 anni e non riesco a parlare male del mio paese. Ci torno tutti gli anni e ci sto BENISSIMO sicuramente la parte politica non e’ un gran bel vedere ma mi piace tutto il resto, paesaggi, mare, cucina, amici, clima etc etc. i problemi ci sono pure ma messi in una bilancia la parte positiva pesa di piu’ .

      Permettimi di darti un consiglio, fai un bel falo e brucia il tuo passaporto se hai le palle cosi’ da essere coerente con quello che dici.

      P.s. purtroppo la vergogna dell’Italia sei tu e quelli come te che per fortuna pian piano se ne vanno lontano.

    5. ANGELO scrive:

      Ciao a tutti io vivo negli Stati Uniti da piu’ di 20 anni…e’ un paese di merdA…E VI SPIEGO PERCHE’ IN POCHE PAROLE ….il mangiare fa schifo,gli americani sono arroganti si sentono i migliori ,lasciamo stare l’assicurazione medica carissima..infatti mio papa’e morto ..in ospedale perche’ aiutato dallo stato era una spesa per loro…qui non e’ come fanno credere e’ un PACCO L’AMERICA …CREDETEMI…NOI SIAMO ARRIVATI QUI ABBASTANZA RICCHI ….SIAMO POVERI,E SENZA L’ASSISTENZA MEDICA ABBIAMO DOVUTO CHIEDERE AIUTO A UNA CHIESA CHE GRATIS AIUTA I POVERI PER IL DOTTORE ROBA DI TERZO MONDO.. …LE PAGHE SONO RIDICOLE….SE NOI SAPEVAMO DI TUTTO QUESTO RIMANEVAMO IN ITALIA….INFATTI PENSIAMO DI RITORNARE….RIMANI LI DOVE NASCI E’ LA COSA MIGLIORE …QUANDO EMIGRI INVECCHI SUBITO….

  2. stefania ciarella scrive:

    Questo articolo lo dedico a tutti coloro che quando torno in Italia mi chiedono: ma non ti manca?? non vorresti tornare??..ma lo dedico anche a quelli che stanno pensando di lasciare l’Italia e non lo anno ancora fatto…peccato

  3. Mario scrive:

    Comprendo benissimo la rabbia che si prova pensando all’italia, dopo essere stato precario e pensavo sotto pagato avevo una rabbia che mi ha spinto a venire in Austria.
    Oggi dopo un anno posso rispondere, “Si penso di tornare in italia anzi lo spero”, non per gli amici non per la famiglia ne per il cibo, ma perche’ alla fine l’Austria non e’ molto differente e purtroppo “tutto il mondo e’ paese”.

    Ho lasciato un posto a tempo indeterminato guadagnato dopo anni di esperienza che finalmente stava dando i suoi frutti e i suoi riconoscimenti (per la rabbia che avevo per la mentalita’ italiana), qui ho trovato un ambiente lavorativo totalmente precario e senza rispetto per i lavoratori, stipendio molto piu’ basso di prima e ovviamente esiste sempre la logica che se hai agganci vai avanti esattamente come in italia, e il modo migliore per trovare lavoro e’ farti raccomandare.

    Riconosco lo schifo che c’e’ in italia e mi fa rabbia ma almeno e’ un ambiente in cui sappiamo muoverci e ne comprendiamo le “regole” e in ogni caso bisogna ammettere che se sei veramente capace e lavori duro non ti manchera’ mai ne un buon stipendio ne un buon lavoro.

    Consiglio invece fortemente di andare all’estero a chi non ha nulla in italia anche solo per farsi una prima esperienza, con un consiglio personale non scegliete l’Austria

    1. Posso solo dirti bravo.
      E’ esattamente quello che penso,come si dice da “noi” in Inghilterra :” Is better the devil you know !”

      Un giorno di merda in Italia e’ sempre meglio di un giorno di merda da un’altra parte .

  4. dokken scrive:

    Grande Mario, parole sante, tu si che hai capito! Io, il mio fidanzato ed altra gente che e´ qui come noi la pensa esattamente cosi. Lo schifo e´ovunque…io ho gia´cambiato 5 lavori qui…una situazione cosi´ manco in Italia m´era mai capitata…pensa che pur lavorando come receptionist in un posto che va a gonfie vele, ho preso lo stipendio di Marzo proprio ieri!!!In Italia ho cambiato lavoro 10 volte e nessuno m´ha mai pagato piu´tardi del 10 del mese successivo…Io sono qui da 3 anni e pur avendo la lingua vengo tratta da immigrata, non meglio di gente che nn ha studi ma austriaca, te lo assicuro..e visto che lo schifo e´identico, come dici tu, tanto vale impiegare le nostre energie in un paese dove sappiamo muoverci e dove si e´rispettati. Io di 10 anni di lavoro in Italia non mi sono fatta mancare il posto neanche per un giorno.
    Esattamente come dici tu, qui va bene se ti vuoi fare l´esperienza all´estero e se non hai niente da perdere, oppure se hai una mega posizione, tipo dottore o avvocato, punto, niente vie di mezzo.

  5. Hellazzo scrive:

    Vorrei tornare in Italia anch’io semplicemente perché mi manca.
    Io è da 15 anni che manco dall’Italia, ma non riesco a prendere una decisione.
    Una volta all’anno circa ci torno per un mese, ma non mi basta.
    Sono disposto anche a fare lavori non del mio livello professionale, basta che raccimolo i soldi per vivere, inoltre qui dove sono ho imparato come si risparmia sul riscaldamento, sulla telefonia, e su tante altre cose. Sono convinto di poter vivere bene con metà di quello che vivono gli Italiani.
    Tuttavia un minimo ci vuole.

  6. Francesco Sfredda scrive:

    Va bene tutto ma un altro con l’apostrofo no!

  7. Pimpirosa scrive:

    Salve a tutti i poveri italiani espatriati e dilaniati come me!
    Condivido l’opinione di Mario, ma non appieno…perché, purtroppo, anche se sei tanto bravo e qualificato non è poi cosí scontato trovare in Italia un buon lavoro, tantomeno un buono stipendio…
    Sono a Vienna da 7 luuunghi anni e ho un beeel lavorino a tempo indeterminato, per il quale arrivano continuamente le candidature spontanee di tanti che lo vorrebbero…ma aimè, ci sono già io e non c’è posto per altri…!
    Nonostante sia più che consapevole della miseria (in senso lato) del nostro “Belpaese” (ormai più un formaggio, che un Paese…!), mi manca e mi manca assai! La famiglia, gli amici, il cibo, il caffè, il mare, il paesaggio, la coop…ma non solo, mi manca l’italianità, intesa come gesti umani di una vita quotidiana rilassata (forse perché vengo da una piccola città), con la cassiera del supermercato che ha il soriso sulle labbra, che è gentile e ti lascia il tempo di sistemare la spesa, il vicino di casa che ti saluta, l’autista dell’autobus che ti fa salire anche mentre è in partenza…non è idillio, esiste ancora!
    Nel mio lavoro ho a che fare con il pubblico e, sinceramente, non ne posso più di questi “austriani” ignoranti, impazienti, maleducati, arroganti, aggressivi, lamentevoli e scortesi…senza parlare delle “alitate” dall’aroma di alcol, aglio…mi fermo per non scadere nel patetico…Non tutti sono così, ci mancherebbe…ho dei buoni amici autoctoni e non mi faccio pregiudizi. Ho vissuto e lavorato anche in altri Paesi stranieri e sono curiosa e aperta a nuove culture…
    Comunque, personalmente, io in Italia ci voglio tornare! L’Austria, sí, importante esperienza formativa e “curriculativa”…le cose funzionano e bene…ma non per la vita, il problema più grosso è la mentalità della gente, quella non mi incontra per niente!

    1. Loi scrive:

      “…non ne posso più di questi “austriani” ignoranti, impazienti, maleducati, arroganti, aggressivi, lamentevoli e scortesi…senza parlare delle “alitate” dall’aroma di alcol, aglio…mi fermo per non scadere nel patetico…”

      Il bue che dice cornuto all’asino, chi diceva questa frase, non mi ricordo bene !!!!

      Made in Austria

  8. federica scrive:

    Sono completamente d’accordo con il commento di VickyG, l’italia come gli italiani che abitano il bel paese sono sullo stesso piano. sono un stanca di vedere commenti di gente che si lamenta continuamente della nuova nazione e definisce tutti sporchi, incivili, freddi, maleducati, puzzolenti. ma noi siamo meglio? sono stata a roma la scorsa settimana e sinceramente non vedevo l’ora di ritornare nella mia vienna che batte la capitale dei buffoni e dei ladri 1000 a 0! gente arrogante, incivile, cafona, pronta a pugnalarti per un parcheggio o per altre cose, strade sporche e trafficatissime, aria piena di smog. vogliamo parlare del lavoro? non esiste!!! gente con contratti indeterminati che vengono licenziate o mandate in cassai ntegrazione, precariato a non finire, disoccupazione allarmante. non vedo mai cassiere sorridenti, quando entri in un qualsiasi posto pubblico il personale è estremamente scortese e sembra sempre che ti stia facendo il favore. detesto il mio ex paese, mi fa rabbia tornarci, ma i miei si trovano lì e non posso farne a meno.
    un consiglio per tutti quelli che si lamentano sempre del loro nuovo paese che li accoglie, ritornatevene in italia perchè se vi trovavate meglio lì non capisco il motivo della vostra permanenza in un paese considerato ostico o addirittura peggiore della vostra amata patria. lasciate il posto a qualcuno che sicuramente apprezzerà maggiormente.

  9. Simona scrive:

    cara Federica, io sono romana, temporaneamente emigrata a Vienna, e sono veramente molto addolorata nel doverti dare ragione. gli ultimi tempi a Roma per me sono statiuna tortura
    la situazione economica e sociale ha peggiorato i difetti degli italiani che purtroppo a Roma sono moltiplicati all´ennesima potenza completo disinteresse per il bene comune (strade sporche, parcheggio selvaggio, mezzi pubblici inefficienti, poca sicurezza di giorno e di notte, ovunque), estrema avversione per i rispetto delle regole, disoccupazione, sfuttamento di lavoratori italiani e immigrati, analfabetismo di ritorno, e potrei continuare all´infinito
    ripeto: lo dico con grandissimo dolore perchè io amo Roma e penso che potrebbe essere la città più bella del mondo se chi ci vive e chi la governa la amasse davvero. Mi manca già molto l´Italia, ma ora come ora non tornerei. per fortuna qui ho trovato un bell´ambiente di lavoro e delle persone simpatiche e aperte per cui mi ritengo fortunata di avere avuto questa possibilità

  10. roberta scrive:

    ciao simona posso chiederti che lavoro fai??

    1. Simona scrive:

      lavoro per una azienda italiana, che fa parte di una associazione internazionale che ha sede a Vienna
      lo staff dell´associazione è formato da persone inviate dalle varie aziende che ne fanno parte
      scusa se non ti dico che azienda è ma preferisco di no (niente di illegale comunque 🙂 )

  11. Daniele Bellini scrive:

    Che dire.. BELLISSIMA!!!

    Filippine

  12. Dalle parole di tutti voi si evince una grandissima voglia di tornare in Italia, una grande nostalgia, e una grande rabbia per non poterlo fare.
    Io ho ventiquattro anni, lavoro in Inghilterra da quando ne avevo ventuno, e ho deciso di tornare.

    Ho deciso di provarci adesso, non voglio credere che sia impossibile trovare un lavoro QUALUNQUE in Italia che mi consenta di mantenermi, di fittare un monolocale, di vivere dignitosamente.
    Credo nel ” chi la dura la vince” , preferisco condannarmi a tre anni di disoccupazione e provarci, che arrivare a tren’anni ormai troppo cresciuto e diverso per poter tornare indietro.
    Lo devo a me stesso, devo capire.
    Spendo tutte le mie giornate da due anni a questa parte a guardare foto dell’Italia, mi manca la tv italiana, l’altro giorno hanno trasmesso i Wind Music Awards ( versione attuale dello storico FestivalBar), e mi e’ venuto il magone.
    Qui da me fa freddo, la gente non e’ assolutamente piu civile che in Italia !!!
    Se ti urtano per strada potranno dirti un “sorry” ma la sera si ubriacano e vomitano nelle cabine del telefono.
    In tre anni non sono riuscito a trovarmi una ragazza che non fosse di facili costumi, alcolizzata ,volgare,mentre in Italia ho trovato sempre brave ragazze, pulite semplici.

    Viva l’Italia, che Dio me la mandi buona.
    Non vedo l’ora di baciare la mia terra, buttarmi nell’acqua del mio mare.
    Due mesi devono passare,dopo di che saro’ felice, e finira’ quest’incubo.

    1. roberta scrive:

      fuggiasco le tue parole mi hanno toccata molto, ma credimi qui in Italia è sempre peggio! Io ho 22 anni e dopo aver fatto per 5 anni la commessa sono stata costretta a licenziarmi perchè ricevevo in continuazione molestie e proposte dal mio datore (30 anni più di me per giunta), motivi per i quali il mio lavoro era diventato un incubo!! Ora eccomi qui, senza lavoro, ma con la mia DIGNITà intatta!!Qui si va avanti solo se si scende a compromessi e ricatti e io non ci sto!! Odio l’ Italia e sogno di andarmene presto!! ti faccio tanti auguri per il tuo futuro e in bocca al lupo ciao.

    2. vanbasten scrive:

      Condivido ogni parola. Io sono bloccato a Vienna. Un vero incubo qua. Tutto fasullo, livello culturale della gente a volte sotto la media di un qualsiasi paesino delle nostre campagne del sud… altro che immigrazione… Anch io mi sto attrezzando ormai, tempo di tornare… tornare in un grande paese, milioni di volte superiore per cultura, calore, modernita dello stile di vita (altro che metropoli europea, qua la gente sta a piedi nudi nella metro mangiando schifezze cinesi…bleah)… insomma, che esperienza orrenda venire qua.

      1. PaoloB scrive:

        ci sono pregi e difetti ovunque…. se però non si va all’estero con un vero interesse per il paese dove si andrà a stare non ne può venir fuori niente di buono! Io so che tu esageri in quellon che scrivi! Ti auguro tutto il bene, io volevo tornare in Italia e son tornato. Mi accorgo però che è deprimente non avere prospettive di lavoro e non poter fare progetti senza che mamma e papà ti aiutino. Se dici che Vienna è una città senza cultura si comprende che non hai avuto interesse nel capirla e nel capire la sua storia. Io ci sono stato anche in Erasmus, forse questo mi ha facilitato nel conoscere persone aperte di mente. Antipatici e simpatici sono ovunque: quì in Italia pensi che siano così tutti aperti di mente? Certo certo noi facciamo venire un po tutti i migliori spacciatori dalla Tunisia ecc ecc. Ma questo non è esser aperti di mente ma non amare il proprio paese

      2. PaoloB scrive:

        e poi scusa perchè mi vien da ridere quale è il livello culturale di un paesino delle campagne del sud? la coppola e la lupara indossati da quelli che ti vengono a chiedere il pizzo se apri una pasticceria conduzione familiare?!? E quello di un paesino del nord? Quelli che votano lega nord da anni bevendo lambrusco sui trattori e gridando Roma ladrona, quando poi il loro caro Senatur faceva comprare la laure a quell’idiota del figlio. lauree e lingotti doro al caro senatur e con i soldi delle nostre tasse. Perfavore va via da Vienna che evidentemente non sai di che parli….. Ma impareremo una volta qualcosa dagli altri o vogliamo continuare così…

  13. UN EX RINNEGATO scrive:

    Son un ex rinnegato, felicemente rimpatriato.
    Sono contento di essere tornato; ho tirato un sospiro di sollievo una volta varcato il confine. La crisi c’è e si sente, indubbiamente, ma qui, a casa, in italia, ho riscoperto e ritrovato un calore che, dopo due anni a in mezzo agli austriaci, non credevo esistesse nelle persone.
    Qui le persone vivono serenamente, seppur tra varie difficoltà. Qui la gente sorride, e soprattutto, non mi accusa di essere un mafioso ogni giorno che Dio manda in terra.
    Sono felice di essere tornato a casa, per sempre stavolta. Anch’io due anni fa non facevo che parlare di costumi, politici e società corrotte; quando partii ero anch’io alla ricerca di una società migliore. Non sapendo a cosa andavo incontro, pagai per la mia arroganza scontando due anni a Vienna.
    In sostanza, vorrei solo dire che potete e DOVETE tornare tutti a casa: la situazione non è così apocalittica come la descrivono appunto sprezzantemente i giornali austriaci; mi riferisco ovviamente ai veri italiani, non ai rinnegati.
    E’ comunque inutile che mi dilunghi ulteriormente: dopotutto, già PIETRO VERRI, NEL 1759, scriveva al fratello Alessandro quanto segue:

    “VIENNA, 23 GIUGNO 1759[…]Generalmente questi signori Austriaci ci guardano come provinciali, come li Inglesi guarderebbero li Americani loro sudditi. Un galantuomo di merito e modesto può guardarsi come perduto, non s’accorgeranno mai che un uomo abbia cognizioni e spirito s’egli medesimo sfrontatamente non glielo ripete[…]
    “Ho osservato che in questa città capitale non vi son forastieri di sorte alcuna, se non quelli che per officio o speranza vi soffrono il soggiorno. Nell’Italia, in Toscana, a Napoli, a Roma, e così via, quanti forastieri vi soggiornano per puro genio di vivere in quella società piuttosto che altrove; ma qui vengono Inglesi, Francesi e Italiani per poter dire di esservi stati nei loro viaggi, e dopo pochi giorni se ne vanno. Si credono di buona fede questi Austriaci superiori al restante d’Europa, se ne eccettui Parigi e Londra, che hanno i loro partigiani anche qui. Quante siano poi nelle biblioteche le opere d’ingegno prodotte in questo clima e da questi nazionali, non saprei, non conosco un celebre pittore, non un architetto illustre che sia da annoverarsi fra li Austriaci, e nemmeno saprei se in tutta la monarchia abbia la casa d’Austria una città che sia paragonabile a Milano per ogni riguardo. Comunque sia, l’opinione di un paese non si affronta da un uomo solo, conviene soffrirsela in pace e sentirsi talvolta di riverbero rimproverare d’essere italiano. Se non sapete il tedesco, vostro danno, essi non hanno l’attenzione che abbiamo noi in Italia di usare del francese quando vi sia un forastiere che non sappia la nostra lingua, non s’incomodano punto perciò, vi invitano a pranzo, le tavole sono assai ben servite, ma talvolta vi è un silenzio stupido che vi annoia mortalmente nel tempo che pure altrove è destinato alla giocondità e alla amicizia.[…]”

    Un caro saluto a Dokken, a cui va tutta la mia comprensione. Spero che tu possa tornare presto in Italia.

    1. dokken scrive:

      Grazie Rinnegato…certo che il Verri era di gandi vedute, eh?!
      Grazie che hai lasciato un commento…ci voleva da qualcuno che fosse gia´rimpatriato…grazie ancora! Domani vado nella mia amata Genova..purtroppo ci staro´solo 5 giorni…e poi l´inferno ricomincera´puntualmente…

    2. Paolo scrive:

      Caro “ex rinnegato”,
      vivere all’estero – che sia in Austria o in qualunque altro Paese del mondo – non è per tutti.
      Ogni Paese ha la sua cultura e le sue abitudini ed è necessaria una certa dose di capacità di adattamento.
      Nessuno qui scrive che l’Austria è il palese dei balocchi e che tutto è perfetto, ma come ogni luogo ha i suoi difetti.
      Molto dipende anche secondo me dal giro di persone che si conoscono o dalle esperienze che si hanno.
      Poi che in Italia al momento la situazione sia meglio dell’Austria mi sembra – in base alle mie conoscenze – difficile da comprendere.
      Mi piacerebbe quindi conoscere meglio la tua esperienza per capire le cause di questo astio verso l’Austria.
      Dove hai lavorato? Quali esperienze hai avuto? Ora sei riuscito a trovare un lavoro migliore in Italia? Come vedi ora dall’Italia l’Austria? Quali sono i pregi e i difetti di entrambi i Paesi?
      Credo che conoscere meglio le tue “avventure” possano essere utili per farsi meglio un quadro della situazione.
      Un “rinnegato”

      1. UN EX RINNEGATO scrive:

        Carissimo “rinnegato”,

        scelsi Vienna per due motivi: la vicinanza all’Italia e la mia doppia cittadinanza (sono anche cittadino austriaco). Mia madre mi ha educato a quel poco di cultura austriaca degna di nota: Storia, Arte, Lettere, usanze e tradizioni polari; sono quindi certo di essere dotato di quella certa dose di capacità di adattamento che predichi, non foss’altro che per i due anni ivi trascorsi. Adattamento o sopportazione, comunque la si voglia chiamare.

        Mia cugina studia da molti anni all’Università di Economia; quando sono arrivato mi ha presentato tutti i suoi compagni di studi, che mi hanno tutti prontamente scansato per motivi ufficialmente ignoti, ufficiosamente poiché diffidenti nei confronti di un italiano, sia pure, per così dire, mezzosangue come me. Ho cominciato quindi i miei vagabondaggi alla ricerca di lavoro e compagnia. L’ho trovata rapidamente; sarà stato l’alcol, sarà stata l’atmosfera festosa di un locale notturno, o, più realisticamente, il bisogno di un contatto umano.
        Ho conosciuto manager, musicisti italiani e americani, avvocati canadesi, ingegneri e medici francesi, ma anche portieri di bordelli armeni, giocatori di poker svizzeri al soldo dei casinò viennesi, modelle brasiliane: tutti uniti sotto il marchio d’infamia dell’immigrato. Emarginati, disillusi, agorafobici; tutta gente che per anni si è illusa di essere accettata basandosi esclusivamente sull’effimero successo con le donne austriache (italiani e francesi), o che annegava il senso di isolamento nell’alcol dei pub e delle feste (americani e canadesi, ma mi ci metto anch’io).

        Per quanto concerne il lavoro, ho collezionato tutta una serie di rifiuti, per poi finalmente cedere al cliché del cameriere e del ristorante italiano. Come sempre accade in questi casi, la squadra di camerieri, siano essi meridionali o settentrionali (tutti malati di gioco d’azzardo, alcolizzati e cocainomani, poiché consapevoli delle proprie possibilità a Vienna), con cui ti ritrovi costretto a lavorare dodici ore al giorno, diventano la tua famiglia, nel bene e nel male. Ho iniziato con quattro euro l’ora il primo mese, poi sette. Lavoravo sei giorni alla settimana e col perenne rischio di venir chiamato a lavorare anche durante l’unico giorno libero, solo perché la grande mole di turisti invade i locali con cucina italiana (alla lunga chiunque si stufa di wurstel e cotolette) e c’è bisogno di tutto il personale.
        Una volta mi è scappata una goccia di vino e ho macchiato la tovaglia di un tavolo a cui erano seduti, a detta di altri, un famoso calciatore e un conduttore di quiz televisivo; per me illustri sconosciuti. Mi hanno guardato con disprezzo, come se fossi un servo della gleba. Ora, non voglio certo rivendicare nobili natali, ma chiunque legga questo post comprenderà che non fui avviato a questo mestiere, ma mi ci sono impegnato per necessità. Ma evidentemente non son degno di essere il coppiere degli dei…Una signora in particolare mi lanciò un’occhiata piena di risentimento per la mia presunta inettitudine; è un’immagine che non voglio mai dimenticare.
        Sorvoliamo adesso sulle altre esperienze lavorative successive; l’ultimo lavoro è durato tre mesi: facevo il barista in un gasthaus nella innere stadt. Primi giorni: vengo salutato come mafioso, mezzo mafioso (dopotutto mia madre è austriaca) e mi si avvisa che non si mangiano spaghetti in quel locale; parlano tutti in dialetto stretto e si prendono gioco del mio accento italiano; ogni volta che c’è un problema al bar, la colpa è, ovviamente, dell’italiano; mi mettono le mani addosso (sono tutte donne) in un paio di occasioni. Ultimi giorni: scopro che è in programma un mio prossimo licenziamento in gennaio, proprio quando, com’è risaputo, non c’è lavoro per la gastronomia (mio unico sbocco in quanto italiano). E comunque in quel gasthaus si mangiava indecorosamente e anche l’igiene lasciava parecchio a desiderare, nonostante si trattasse di un luogo rinomato.

        Il fatto di avere la cittadinanza austriaca non mi ha dato alcun vantaggio, se non quello di poter velocizzare le occasionali pratiche burocratiche e la possibilità accessoria di poter sposare, dietro lauto compenso, le extracomunitarie in cerca di permessi di lavoro altrimenti loro negati (mi è stato proposto per cinquemila euro, ma si può chiedere anche il doppio). Per il resto ho fatto la stessa vita abietta di tutti gli altri, e questo solo perché inizialmente non parlavo una parola di tedesco.

        “Poi che in Italia al momento la situazione sia meglio dell’Austria mi sembra – in base alle mie conoscenze – difficile da comprendere”.

        Carissimo, hai travisato completamente le mie parole; se rileggi con attenzione il post, capirai che la mia era una semplice esortazione a non essere catastrofisti, a non lavarsene le mani solo perché non si trova un lavoro intellettualmente stimolante, e così via. Non è che qui si faccia la fame. Non ho mai detto che la situazione è migliore è rispetto all’Austria; ho detto che qui, in ITALIA, la gente va avanti e combatte, come ha sempre fatto, talvolta imprecando, talvolta bestemmiando la propria patria, ma rimane a casa, con i suoi fratelli, a lottare, nel tentativo di ricostruire ciò è crollato ma che un giorno non lontano, con l’aiuto di tutti, risorgerà.
        Abbiamo sempre avuto grandi crisi dacché è nata l’Italia: il sottosviluppo del meridione nel diciannovesimo secolo, i due conflitti mondiali e i rispettivi dopoguerra, e via di questo passo fino ad arrivare ai giorni nostri. Però nessuno si dimentica di sorridere e di divertirsi, anche con piccole cose. Non possiamo essere tutti Medici, Avvocati o Architetti. Esiste anche l’Agricoltura, nobile arte.

        Sto per riprendere gli studi, il prossimo autunno. Adesso che sono tornato continuo a lavorare in gastronomia, con sacrificio e gratitudine; vedo il mare e ne sento il profumo tutti i giorni (e continuerò su questa via anche dopo la laurea).
        Dell’Austria mi mancano soltanto le donne facili, la birra, l’efficientissimo servizio di trasporti pubblici e soprattutto i miei amici italiani che purtroppo sono ancora a Vienna. Non ci sono altri pregi. Non ci sono mai stati.
        In Italia le istituzioni sono corrotte e non funziona quasi niente, ma possiamo ricostruire tutto se siamo a casa, con amici veri, con la famiglia, circondati dall’Arte, dalla bellezza, dalla Natura varia e spettacolare.

        So che per molti di voi tutto questo non significa niente. Ma va bene così. Io mi appello soprattutto ai poveri lavoratori italiani sfruttati dalla gastronomia austriaca, coloro che si sono recati a Vienna nella speranza di fare il salto sociale: tornate a casa, la vostra casa; riabbracciate i vostri genitori, i vostri figli, i vostri amici, le vostre amiche. Vi stiamo tutti aspettando. Noi abbiamo cuore da vendere.

        Mi rendo conto solo adesso di aver sottratto delle ore preziose alle immersioni (anche vostre) nel Mar Tirreno, scrivendo di una città che ormai mi sono lasciato alle spalle.

        Viva l’Italia,
        Franco Maria Calcagnile

  14. PaoloB scrive:

    Buongiorno a tutti,

    ho doppia cittadinanza, sia Italiana che Austriaca (sono nato in Austria da mamma austriaca). Ho sempre vissuto in Italia apparte i primi 3 anni della mia vita, un anno di Erasmus a Vienna e due anni di lavoro ancora una volta nella capitale mitteleuropea. Avevo un contratto a tempo indeterminato! Come un fesso nel 2009 mi sono detto: lascio il mio lavoro e torno in Italia. Nonostante a vienna abbia molti preziosi amici Austriaci e Italiani e la nonna materna che non abita lontano da Vienna mi era presa un po di nostalgia. Questo sentimento era certo stato anche fomentato dai mie genitori che da Pisa mi ripetevano sempre torna ora o non tornerai più se ti sistemi troppo bene. Allora tornando in Italia nel 2009 con immensa fatica dopo 3 mesi di ricerca di lavoro estenuante mi sono adattato a fare l’agente immobiliare. Il primo anno è andata bene poi c’è stato ilo vero crollo del mercato. Io e i miei colleghi (non sono io ad essere particolarmente imbranato ma è il mercato a essere immobile) nonn riusciamo a guadagnare più di 800 euro netti al mese e tutto da provvigioni. Ho cercato altro ma non ho trovato nulla: tutto vendite e procacciatori di affari. A vienna prima di avere il posto fisso in un ufficio ho fatto il cameriere: guadagnavo il doppio di quello che guadagno io e i miei colleghi inj italia come agente. Ho letto il commento del mio ” collega mezzo sangue come me” che ha commentato sotto. Io personalmente ti posso dire che adoro l’italia più di quanto adori l’Austria. Però non ti capisco…. io penso che tu sia uno di quei casi che non ha saputo vivere vienna per il verso giusto. per quanto mi riguarda tra un anno quando la mia compagna avrà finito gli studi in Italia con un pò di dolore, perchè non sono mai scelte facili e abbiamo un figlio nato in Italia, ci trasferiremo di nuovo a Vienna. Siamo un paese cher non ti permette di fare più progetti di alcun tipo….. a vienna sono aperte molte porte. Conosco tanti Italiani che si sono sistemati benissimo. La cultura Italiana e i9 monumenti non m i bastano se poi continua a esserci ancora l’eterna mafia, la corruzione, la lega che compra lingotti d’oro con i nostri soldi, ecc ecc ecc ecc ecc ecc….. paese vecchio che pensa in modo vecchio, pieno di lobbi (i dipendenti pubblici piazzati li da amici e parenti)…. che schifo Ad ogni modo mi mancherà il caffè il mare ecc. ma son cose che si sopportano

    1. dokken scrive:

      Io non so dove hai lavorato tu ma tutte le persone che ho sentito lavorare come cameriere prendono bene, anche 3000 € al mese…ma facevano tipo 60-70 ore settimanali….addirittura ho conosciuto una persona che in 3 mesi non poteva neanche fare un giorno di ferie, non aveva il giorno di riposo settimanale e faceva 14 ore al giorno…a volte e´meglio uno stipendio inferiore ma trovare il tempo per vivere.
      In Italia 800 € al mese e´quasi una paga normale,dipende che lavoro fai e contando che la vita costa meno, direi che e´tutto proporzionato.

      1. PaoloB scrive:

        non direi che la vita costa meno in italia… ad esempio la benzina costa assai di più! per non parlare degli affitti delle case. io abito a Pisa, tutto sommato una piccola città di provincia, e gli affitti sono leggermente più cari che a Vienna che rimane comunque un’ importante capitale. Prova a vivere a Milano o Roma con 800 euro al mese. anche le assicurazioni sono le più care. Siamo inoltre uno dei paesi al mondo se non il primo ad avere una pressione fiscale così massiccia. In Italia siamo tutti aiutati dai genitori…. infatti i risparmi delle famiglie si stanno erodendo per aiutare i giovani che guadagnano poco e comunque vogliono metter su famiglia.
        Non mi fraintendere, non penso che l’Austria o altri paesi esteri siano il paradiso…. penso però che attualmente in Italia sia molto molto difficile vivere con le proprie forze. al di là che siamo Italiani e amiamo l’italia.

        1. dokken scrive:

          Beh, chiaro cha a Milano e a Roma la vita e´cara ma nelle altre citta´se vai in un supermercato non spendi cosi´tanto come qua. Ad esempio anche se vai a mangiare fuori non ci sono mai mezze misure, ammesso che tu non vada in un pub, mentre in Italia c´e´piu´scelta a livello di prezzi a seconda di dove vai. Sono d´accordo che la benzina costa di piu´ma ad esempio il biglietto dell´autobus costa meno. Io per la vita che conduco posso dirti che in Italia mi costa meno.

          1. PaoloB scrive:

            ma senti io me ne tornai nel 2009 in Italia pieno di buoni propositi e ho trovato grandi delusioni lavorative tra i miei coetanei… tutti hanno paura del futuro e non possono pianificare nulla. Speriamo che qualcosa cambi ma quì sembra che vada sempre peggio. Non ti aspettare di trovare un gran che se torni. Pure io quando stavo fuori e tornavo per vacanza mi sembrava di tornare nel posto più bello del mondo , ma viverci ion Italia è diverso. Poi il biglietto dell’autobus costerà anche meno ma a Vienna la macchina non serve. Se guardiamo anche solo le autostrade in Italia: per fare pochi chilometri ti partono 10 euro che in Austria ci compri una vignette per due settimane.
            Comunque il discorso è complesso… e ti capisco perchè anche io all’epoca sentii l’esigenza di tornare, ma è dura dura

        2. Simona scrive:

          Paolo hai perfettamente ragione
          Io sono di Roma e sono dovuta “emigrare” fuori Roma (cittadina del litorale nord).
          Facendo tutti i conti, la vita è senz´altro più cara a Roma e altre grandi città che non a Vienna e gli stipendi non sono affatto proporzionati.
          A Roma la casa (affitto e spese varie) costa INFINITAMENTE di più che a Vienna. E questo da solo basterebbe. Ma in più: è vero che certe merci (alimentari in particolare) costano di più a Vienna, ma non tutte e se fai la media in totale alla fine non spendi così tanto di più.
          Il bus a roma costa 1,50€ e qui 2,00 a viaggio. La qualità del trasporto non è nemmeno paragonabile, peró.
          Quanto ai ristoranti trovo il paragone del tutto irrilevante: se a Roma guadagni 800€ al mese non ti passa nemmeno per l´anticamera del cervello di andare al ristorante. Comunque, sempre paragonando con Roma, nemmeno in questo caso Vienna é più cara di Roma. A Roma puoi pagare una pizza e una cocacola anche 25€ (esperienza personale ripetuta nel tempo) Io e mia mamma a Vienna una sera abbiamo mangiato: due zuppe (porzione gigantesca) una porzione di spareribs (ufficialmente, una porzione, perchè ne abbiamo lasciata più della metà che abbiamo portato a casa e ci abbiamo cenato la sera dopo), una porzione di palatschinken (due pezzi), un brezel e da bere. Totale: 34€
          Inoltre, vorrei dire che la “qualità della vita” non dipende solo da quante cose ti puoi comprare.
          nel mio caso per esempio, l´idea di poter andare a lavoro in bici o a piedi o col bus (puntuale, vuoto e che ci impiega 10´) invece che con macchina-treno (in piedi e appiccicata al muro data la folla)-metro (vd descrizione treno) non ha prezzo (oltre al fatto che nel secondo caso spendo molto di più). A Roma non me lo potrei e non me lo potrò MAI permettere.
          Un monolocale in discrete condizioni nel quartiere del mio ufficio costa più di 300.000€ (comprare) e 1000€ in affitto.

          1. PaoloB scrive:

            Si è vero anche secondo me i ristoranti non sono cari a Vienna. Ma comunque vediamo, forse tra un anno farò questo ri-ri-trasferimento 🙂

  15. PaoloB scrive:

    perchè poi non si trata davvero di quanto costa un ristorante… non so se da Vienna avete le ultime info sui nostri fatti nostrani: la Sicilia è sull’orlo dele fallimento ad esempio. Si è scoperto che in Sicilia vi sono più dipendenti nell’amministrazione pubblica che in tutta L’inghilterra, fate voi…. a presto

    1. dokken scrive:

      Beh, io ero a Genova 5 giorni fa, ho guardato gli annunci sul giornale per la mansione che ricopro e ho chiesto ad amici…avrei gia´avuto 4 contatti..per non parlare del solito discorso delle conoscenze, visto che funziona come qui a Vienna. Io tra 3 mesi me ne andro´da Vienna, ho gia´trovato la casa e mi costa 200 euro in meno che qui pur stando in pieno centro e la vita a seconda del mio punto di vista costa meno. Chiaramente, come ho gia´detto, a Roma e a Milano non sara´lo stesso ma non tutti gli Italiani vivono la e non tutti possiedono un´auto.Chiaramente i vizi costano, io per 3 anni ho fatto 100 Km al giorno per andare a lavorare e non e´che senza macchina non vivevo. Purtroppo molta gente si lamenta ma se mettesse da parte i vizi (perche´la macchina io la considero un vizio, tranne che per poche eccezioni), si vivrebbe meglio e forse faremmo anche del bene all´ambiente in certi casi.
      Dopo 3 anni e mezzo di Vienna sento di aver capito che e´la giusta scelta da prendere.Non ho ottenuto proprio nulla di meglio, mi e´rimasta solo la tristezza di tutti questi anni di solitudine e le brutte esperienze fatte in un paese straniero.Quando tornero´non mi aspetto di trovare certo chissa´cosa, visto che vado spesso nella mia citta´e le cose le vedo con i miei stessi occhi ma pur conducendo una vita senza pretese, so che avro´a fianco la mia famiglia e i miei amici. In Italia ci sono tanti altri posti, chiaramente nel Nord dove offrono cmq lavoro e dove la vita non e´cosi´cara.
      In Sicilia tutti quelli che per anni sono stati statali e ora hanno perso il lavoro dovrebbero capire che sono gia´ stati fortunati che per lungo tempo sono stati in sovrappiu´ e che prendevano meglio degli altri, con mille privilegi. Ora purtroppo la festa e´finita e Monti ha fatto dei tagli..chiarmante mi spiace per queste persone ma non si puo´mantenere anche cosi´tanta gente senza che ce ne sia il bisogno. Ogni tanto poi ci rimette qualcuno che magari nn ne puo´ niente ma e´normale. Se parliamo sempre del sud e´chiaro che la situazione italiana sembrera´sempre catastrofica ma se si e´arrivati a certi punti e´anche colpa nostra. L´Italia potrebbe avere mille risorse, se solo le sapessimo sfruttare..

  16. Alanis scrive:

    Beh, che dire: domani ritorno a Bristol, dove vivo e lavoro da un paio di mesi.
    Dopo aver visto amici ed amiche e la famiglia e sapendo che lì invece sarò da sola e senza tutte le comodità che ho qui, un po’ l’idea di tornare ha fatto capolino. Dopo aver letto questo racconto direi che ho già fatto la scelta giusta e cioè quella di ripartire e di andarmene senza rimpianti.

    Mi impegnerò nel posto in cui sto per fare del mio meglio e se non andrà almeno ci avrò provato, ma penso che poi ripartirei comunque. L’Italia è un paese fermo dal Dopoguerra, altro che da 20 anni…

  17. Maria scrive:

    Purtoppo l’immagine dell’inghilterra che traspare in Italia tramite articoli, blogs, whatever come questi sono sempre influenzati dal fatto che la persona che scrive vive in una piccola bubble. Mi vorresti dire che avere Cameron al Governo s’ una Benedizione? ragazzi ma li leggete i giornali? Ma la vedete la recessione? ma che lavoro fate? e il razzismo?
    Lavoro da anni nel settore del sociale, ho una laurea e un master in Italia e un master ottenuto qui in Uk, ma in media guadagno sempre almeno £5k all’anno delle mie colleghe/i British. Sono stata vittima di bullying per le mie origini. Le scuole e il sistema educativo in questo paese sono indecenti, abbiamo (in UK)il tasso piu’ elevato di Europa di teenagers incinta, il tasso piu’ alto di malattie veneree,, i costi piu’ elevati d’Europa per malattie dovute all’abuso di alchool (e chi paga siamo noi contribuenti).
    Ma il trenino/ collegamenti di cui parli sono a Londra? Ma chi se ne frega! Io ho la macchina, quando vivevo a Manchester al’aeroporto ci devo andare in macchina perche’ dal nord di manchester i collegamenti di cui parli ci mettono due ore e mezzo ad arrivare a Manchester Airport! In macchina ci mettevo venti minuti poi la lasciavo in un parcheggio custodito per il costo di una pizza. Ora a Londra devo farmi quaranta minuti di metropolitana e trenta minuti di un treninto express che costa un occhio della testa.I tuoi commenti sembrano riferirsi a qualcuno che vive nella “bubble”di Londra. L’inghilterra non e’ tutta come Londra, smettiamola di mettere su un piedistallo un paese e una popolazione che, francamente, non lo merita proprio. No, davvero, ma chi se ne frega dei trenini per l’aereoporto..

  18. Sandra scrive:

    Vivo in Olanda da tre anni e mezzo perchè mi ci ha portato il lavoro, mi sono adattata a tutto al lavoro che mi piace, alle persone e a tutto il resto…ma quando torno in italia e vedo come è il clima mi viene una nostalgia, in olanda piove sempre ed il cielo è spesso grigio…..soprattutto d’estate che non esiste….mi ripeto sempre e mi prometto che non vivrò per sempre in Olanda…bello fare un’esperienza all’estero,resto qui solo per i soldi, non ho altre motivazioni….crearsi una famiglia qui….? Ma anche no grazie, niente contro gli olandesi…ma se devo creare qualcosa voglio farlo in un paese come il mio, dove almeno batte un pò di sole…

  19. Franz scrive:

    Sicuramente campi con indici,statistiche e numeri….

    Come siamo visti all’estero e’ ben racchiuso nelle parole degli analisti di S&P (forse anche loro italiani), che hanno declassato l’Italia, dichiarandola meno affidabile relativamente alla capacita’ di far fronte ai debiti assunti negli anni passati.
    Nel report si legge a chiare lettere che il giudizio di S&P e’ stato condizionato da tre fattori strutturali: 1) una eccessiva regolamentazione del mercato del lavoro, 2) un settore pubblico inefficente e 3) investimenti esteri quasi inesistenti.

    Ecco rimani nella tua bella scrivania come “colletto bianco” a servire un paese che non ti rappresentera´ se non vantandoti con i tuoi amici in Italia.Continua a seguire i tuoi indici S&P e declassamenti vari, operati dagli uomini potenti europei(i tuoi boss?), che sono anche peggiori della nostra classe politica mafiosa. Io ritorno a CASA MIA (Roma) dopo una bella e apprezzante esperienza a Vienna con il sorriso e tanta voglia di applicare quello che ho appreso di positivo e anche negativo in Austria, combattendo anche politicamente e socialmente verso un futuro migliore per i miei figli ITALIANI.

  20. roberta scrive:

    Perdona la mia franchezza, io come te mi sposto in continuazione per lavoro, anche se al momento sono sempre rimasta in Italia, ma credo che non è fuggendo che si può reprimere la rabbia che abbiamo dentro ma solo, cercando noi stessi delle soluzioni e lottando ogni giorno per continuare a vivere e a mantenere l’Italia bellissima ricca di cultura, arte e tradizioni.

  21. Friggha scrive:

    Per dovere di cronaca, anche se questo articolo è stato scritto qualche tempo fa, in Inghilterra non si paga il 50% di tasse, nemmeno se si guadagano più di 100mila sterline all’anno. La sanità è 100% gratis per tutti. E, contrariamente a quanto l’articolo lascia intendere, fuori da Londra (che, vorrei ricordarlo, non rappresenta l’inghilterra ma un mondo tutto a sé) i mezzi di trasporto un po’ scarsi e non molto efficienti, almeno se comparati a città come Firenze e Roma, oltre ad essere terribilmente cari. E in Italia non si paga il 50% di tasse (sempre comprendendo anche i contributi previdenziali), se ne paga il 70% o più… Per il resto, un articolo che girerò agli amici espatriati che vorrebbero tornare per qualche (amara) riflessione.

  22. Massimo scrive:

    Devo dire che mi ritengo fortunato, in Italia ho sempre trovato buoni posti di lavoro, pagati dignitosamente.
    Sono fortunato perché l’Italia mi piace e ci sto bene. Ho sempre lavorato nel privato, quindi esclusa ogni forma di raccomandazione. Al momento mi trovo in Cina per trasferta di lavoro, per 6 mesi e non vedo l’ora di tornare, nonostante abbia anche ricevuto offerte di lavoro, ed anche meglio pagate.
    Ma io in questa schifezza di inquinamento non ci sto neanche morto.
    Questo è per dire che, a mio parere, ed è confermato dai toni delle lettere precedenti, molto dipende dal posto di lavoro in cui uno si ritrova, all’estero o in Italia.

  23. Michele scrive:

    Io spero di andarmene via dall’Italia perché mi hanno trattato come se fossi straniero.Non mi hanno dato l’opportunità di fare esperienza per avere un lavoro. Ho mandato curriculum vite da tutte le parti da nord a sud e per tutta risposta : sei troppo vecchio per lavorare senza esperienza. Quando ero giovane mi hanno risposto non hai esperienza non ti possiamo dare un lavoro. Ora dopo molti anni ho raccolto un ‘ pò di soldi è me ne vado al’ estero.Quello che succede succede. Non me ne frega più niente dell’Italia.Addio Italia come Io non manco a te Tu non manchi a me perciò siamo pari.

  24. Nena scrive:

    L’Italia non è nè meglio nè peggio del paese in cui vivo ora, la Spagna. Per certi versi sono due paesi molto simili (clima, cibo, cordialità della gente). Ma non è casa mia. Posso anche pensare di sentirmi integrata e a mio agio, ma mi mancheranno sempre i miei cari. Il giorno in cui deciderò di tornare a casa, sarà solo perché sarò stanca di perdermi la vita della mia familia e dei miei amici. La corruzione e i problmemi economici e sociali ci sono ovunque, solo che gli stranieri sono molto più nazionalisti di noi e amano il proprio paese. Impariamo da loro.

  25. Nena scrive:

    * famiglia (tra spagnolo e italiano ormai faccio su casino quando scrivo!)

  26. […] Pensi di tornare in Italia? […]

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