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Alessandra
Curiosita', Tedesco
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Jessasmarantjosef! Le parole da dire (ma da non scrivere)

In nessun altro luogo come qui a Vienna, certe parole assumono il ruolo importante di lasciapassare verso l’integrazione, formula magica che schiude il carattere, alle volte un po’ ostico, degli austriaci.

La tendenza è quella ad avere un atteggiamento molto critico nei confronti del Wienerisch, il dialetto viennese.

Atteggiamento che da un punto di vista strettamente grammaticale potrei anche condividere. Ma non da un punto di vista socio-culturale.

Noi italiani viviamo dei nostri svariati dialetti regionali che ci contraddistinguono e quello che non ho mai capito è perché ció che ci farebbe sorridere da un fruttivendolo  a Roma, ci fa arrabbiare dal panettiere a Vienna.

Quando arrivai a Vienna col mio tedesco zoppicante, finii in un ufficio in cui si parlava solo così e dove, naturalmente, mi sentivo molto esclusa dalla vita sociale.

Quando, timidamente, cominciai a pronunciare in modo autoironico alcune parole della “loro” (e solo loro) lingua, scoprii di essere circondata da colleghi in realtà molto simpatici e fui accolta in modo molto più caldo.

Ecco quindi un breviario delle parole da dire, ma da non scrivere, per  aprirsi la strada e semplificarsi la vita a Vienna, anche a costo di suonare, a volte, poco eleganti.

abhauen 1.sparire, scappare; flüchten, verschwinden 2.divertirsi;  (sich) amüsieren. “Gestern hab i mi wieder abghaut”, “I hau mi a”.

Baba: arrivederci . Abschiedsgruß: auf Wiedersehen.  “pfiat di und baba”.

Klumpert: cianfrusaglie; wertlose Gegenstände, Gerümpel

Deppert: stupido, cretino; dumm. „Bist du deppert?“

Fett: grasso. Usato nell’accezione di ubriaco; betrunken

Fetzn : stracci. Abbigliamento sciatto. Hässliches Kleid . Indica anche il peggiore voto a scuola, „Non sufficiente“, “Nicht genügend”

Gemma: andiamo,  gehen wir .“Gemma ane schmeu(l)zen ?“ ,  (“andiamo  a fumarci una sigaretta?“)

goschert : impertinente, frech, vorlaut

grantig: arrabbiato, nervoso. Verärgert, mißmutig.

Grindig: sporco, sciatto. Einen (unappetitlichen) Ausschlag haben, im übertragenen Sinne auch so aussehend als ob

Obi: succo si mela,  Apfelsaft. “A Viertl Obi gspritzt auf an Halbn”, un quarto di litro si succo di mela allungato con un quarto di litro di soda,  oder “A großes Obi gspritzt” = “Eine große Apfelsaftschorle”

Oida: vecchio, Alte; „Na Oida!”, (Na Alter!)

Pupperl: pupa, ragazza carina, bambola;  hübsches Mädchen, Puppe

Pfuscher: chi lavora in nero;  Schwarzarbeiter. Anche usato per indicare chi  lavora in modo inpreciso e inaffidabile.

Piefchinesisch:  1.Il tedesco parlato al di fuori dell’Austria;  Deutsch, wie es außerhalb Österreichs gesprochen wird 2. Tutto ció che un Viennese non capisce; alles, was der Wiener nicht versteht

Schleichen: sparire “schleich Di” = “verschwinde”, „sparisci“

Wurst: salsiccia, ma significa anche uguale, “ Es ist Wurst!“, “è uguale, fa lo stesso”. Questo termine viene dal fatto che il Wurst viene fatto con gli scarti del maiale e quindi è “uguale” cosa ci sta dentro.

Zibeben: uvetta, Rosinen. Arabisch “zibiba”, Sizilianisch “zibibba”.

Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza del Wienerisch, ecco alcuni link utili:

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Alessandra

Scritto da Alessandra

Mi chiamo Alessandra, vengo dalla provincia di Varese e vivo e lavoro a Vienna dal 2000.

4 Commenti
  1. tommaso scrive:

    …bravissima.

  2. Bea scrive:

    Complimenti! Io aggiungerei:

    BIM: il vecchio tram che emetteva quel suono appunto “bim”
    UR-: “molto” da posizionare davanti ad ogni aggettivo per enfatizzarlo come “urgut” “urkalt”
    HOST A VOGL? = non si scrive ma si sente dire spesso…”ma sei matto?”
    ECHT WOHR? = davvero? veramente?

  3. Raphaela scrive:

    per un accesso più scientifico posso raccomandare:
    http://www.ostarrichi.org

    Questo sito web è un accumulazione lessicale di parole austriache con spiegazione tedesca e qualche volte anche etimologica.

  4. Paola scrive:

    Vero!!
    Nello studio dove lavoravo io a Vienna all’inizio mi facevano morire quando i colleghi per andarsene salutavano così “ciao, tschüß, baba”…
    Poi mi sono adeguata anche io!!

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