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Tomas Carini
Austria
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L’Austria è il migliore Paese al mondo dove trasferirsi con la famiglia

austria-famiglia-migliore-espatriare-classifica-bambini-genitoriLe classifiche hanno sempre un che di artificiale e di arbitrario, ma offrono comunque una fotografia della realtà.

A qualsiasi nazionalità appartengano, è facile immaginare che molti abitanti di Vienna conoscano, e di ciò saranno probabilmente orgogliosi, il primato mondiale attribuito alla capitale austriaca in merito alla qualità della vita. Forse meno noto però, e quindi utile per chi affrontasse tale esperienza, è il primato austriaco in qualità di miglior paese al mondo per coloro che si trasferiscono con la famiglia. Ecco il link: https://www.internations.org/expat-insider/2015/family-life-index.

Ma chi ha fatto lo studio e quali sono i criteri? Ebbene, la società che ha realizzato la classifica si chiama InterNations GmbH, è stata fondata a Monaco di Baviera nel 2007 e in pochi anni ha creato dal nulla una fitta rete composta da 2 milioni di persone presenti in circa 400 città del mondo. A un piccolo campione rispetto al totale degli iscritti, cioè 14.000 persone che hanno lasciato il proprio paese con la famiglia, è stato chiesto di rispondere ad alcuni quesiti secondo una scala da 1 a 7. Tali quesiti rispondevano in ultima analisi alla domanda: come un genitore valuta nel paese in cui si è trasferito le condizioni in cui viene a trovarsi la sua famiglia? In concreto: come quel genitore valuta il sistema educativo, il sostegno statale e tutti i servizi correlati all’infanzia?

La classifica premia sostanzialmente lo stile di vita nordeuropeo. In particolare, al quarto posto del 2014, nel 2015 l’Austria ha raggiunto la vetta della classifica, lasciandosi alle spalle Finlandia e Svezia. Chi segue? La Germania è settima davanti alla Francia, la Spagna dodicesima, l’Inghilterra ventiduesima. E l’Italia? Il Paese che abbiamo lasciato oltre le Alpi si aggiudica il trentaduesimo posto. A leggerla così sembra una distanza abissale.

Non scrivo da esperto ma da semplice genitore che tenta con molta fatica di seguire i propri figli nel difficile percorso di conoscenza di sé, del mondo e di sviluppo dei propri talenti. Non sono in grado di entrare nel merito dei tecnicismi di questa classifica, anche solo per il fatto che dovrei trasferirmi in ogni Paese simultaneamente il che, non avendo il dono dell’ubiquità, è impossibile.

I casi sono due: o l’Austria è veramente ben organizzata e ha fatto passi da gigante (possibile in un solo anno un miglioramento così repentino?) oppure le famiglie che si sono trasferite provenivano da paesi molto meno organizzati. Il che spiegherebbe anche il cambiamento così veloce: in altre parole, secondo questo ragionamento, le famiglie che provengono da paesi “messi peggio” starebbero aumentando. E l’immigrazione massiccia degli ultimi tempi potrebbe essere una spiegazione. Sarebbe quindi interessante analizzare il profilo economico-sociale di queste famiglie non dimenticando che, se sono iscritte a InterNations, molto probabilmente non sono scappate dalla guerra su un motoscafo alla ventura. La verità sta probabilmente nel mezzo.

Personalmente, posso dire che l’ottima organizzazione austriaca dei servizi essenziali non fa eccezione per la scuola, dove ho trovato insegnanti e direttori disponibili ed attenti, in un sistema che unisce in modo efficace la teoria alla pratica. In generale, la qualità dei servizi offerti è di ottimo livello anche come attività collaterali, anche perché accessibili e non elitarie. Inoltre, vengono stimolati l’autonomia ed il saper fare in un contesto che offre molte possibilità di formazione.

Per la mia esperienza, le stesse cose non si trovano in Italia. L’integrazione è poi grandemente incentivata in una struttura organizzativa che include e che accoglie nella maggior parte con il sorriso anche se i suoni che provengono da quegli stessi sorrisi sembrano tagliare come rasoi le nostre povere orecchie più inclini alla vocalità che non ai suoni gutturali. Lo Stato per ogni figlio concede un assegno che aiuta davvero, che prescinde dal reddito e che è indicizzato al costo della vita: 3 caratteristiche assenti in Italia. Per rimanere su questo punto, devo però riconoscere che 10 mesi e 5 visite all’ufficio Finanzamt con il mio germanico gesticolato, forse sono un po’ troppi. Senza considerare l’aiuto di colleghi ed amici.

Mi avvio al termine di questo intervento che non ha pretese esaustive ma che, semplicemente, essendo al di là del guado, offre una mano a chi, per le ragioni più varie, intende superare lo stesso guado. O anche solo per un confronto sereno. Passare quel guado non è per niente facile, le cose da fare sono tante, il tedesco è un grande scoglio soprattutto se i figli sono grandicelli, la nostalgia è sempre in agguato, ma si può fare e ne vale la pena. Anche se ogni scelta è una scommessa. E “la ragione non sempre serve”, cantavano i Tiromancino qualche anno fa.

Che bello Tomas, ci hai presentato l’Austria come un Paradiso! No. Da espatriato con la famiglia (pur non essendo al momento iscritto alla rete di InterNations), concordo in linea di massima con quanto emerso dalla classifica (solo per quello che riguarda l’Austria: per ovvi motivi non mi è possibile confrontare i paesi tra loro) anche sull’ultimo punto. Quale? Sì l’Austria è prima in classifica ma rivela un neo secondo me abbastanza pesante, legato alla migliorabile “friendliness” degli Austriaci.

Non è una condanna, ma un dato di fatto. E si consideri che provengo dal Nord Italia. Gli Austriaci che ho conosciuto sono nella maggior parte dei casi gentili, molto educati e civili e spesso si sono fatti in quattro spontaneamente per aiutarci. Ma poi ognuno a casa sua. Magari si pranza insieme la domenica, ma alla fine del pasto si fa subito fagotto e si torna. I bambini giocano insieme, si divertono, ma il tempo della condivisione è ristretto. Dopo 3 ore al massimo l’ospite è come il pesce. Puzza. E loro fanno lo stesso quando li si invita. Ma perché? È un peccato. La speranza è che, come hanno migliorato sugli altri punti, possano migliorare anche questo. Aspettiamo allora di vedere come sarà la prossima classifica!

Immagine: (c) shutterstock / Halfpoint

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Tomas Carini

Scritto da Tomas Carini

Nato nel 1973 a Chivasso, dal 2014 vivo in Austria dove l'anno successivo ho trasferito la famiglia. Ricordo il passaggio del confine: "Papà andiamo in Slovenia?". Laureato in Filosofia a Torino, lavoro nel settore energetico. Fondatore e Segretario dell'Associazione culturale "Identità Comune", nel 2015 ho pubblicato "Democrazia a Km 0".

9 Commenti
  1. uxo scrive:

    Scusa, cosa c’entra che sei stato visitato 5 volte dal finanzamt? In merito a che? Nn capisco il nesso.

    1. Tomas scrive:

      Perdonami non devo essermi espresso in modo chiaro. Sono andato io nell’ufficio Finanzamt per ben 5 volte. Un po’ troppo, mi sembra, al punto che un collega austriaco si è sentito in dovere di scusarsi. Pensa un po’.

  2. Michela scrive:

    Io mi sono trasferita nell’ ‘ 85…. Benvenuto a te e alla tua famiglia! E grazie per l’ articolo!

  3. Tomas scrive:

    Grazie a te e a tutti quelli che hanno cliccato “mi piace”

  4. Valeria scrive:

    Scusa se mi permetto di far notare il mio punto di vista sulla “pecca” della frienliness : Hanno ragione loro !
    Molti non condivideranno il mio punto di vista, ma purtroppo io ritengo che aiutarsi ed essere amici non significa invadere come invece l’italiano spesso fa, si passa un pò di tempo insieme e poi ognuno a casa sua, giusto, bisogna avere e dare il tempo per dedicarsi alla propria famiglia, ai propri bisogni, al proprio relax e così via, l’aver condiviso un pranzo non dà il diritto di invadere l’intera giornata e/o tutto il tempo a disposizione, purtroppo non sempre l’italiano lo capisce, ma la parola discrezione è fondamentale per un rapporto equilibrato, invece noi spesso ci arroghiamo il diritto di “sentirci a casa” in una casa che non è la nostra, di dispensare consigli e giudizi non richiesti, di voler sempre sapere tutto dell’altro ecc. Proviamo ad aprire la nostra mente e lasciamo agli altri il diritto di decidere cosa e quanto vogliano condividere con noi, si chiama rispetto, invece di voler cambiare loro proviamo a cambiare un pò noi ! ( che siamo sempre convinti di essere i migliori! )

  5. Tomas scrive:

    Ciao Valeria e grazie per aver espresso il tuo punto di vista.
    Qui non si tratta di avere o non avere ragione, di sentirsi o meno migliori, di “invadere” le case degli altri: l’azienda che ha fatto lo studio ha fornito dei dati. Questi dati, raccolti con i criteri sopra descritti, sono stati da me presentati in modo non specialistico ma credo neutro perchè non era mia intenzione dimostrare un bel niente. Solo evidenziare un primato che riguarda la Nazione in cui vivo e che, sorprendentemente, in un anno è passata dal quarto al primo posto (verrebbero persino dei dubbi, se posso dirlo, sulla bontà della classifica…). Inoltre, lo studio non è stato condotto su un campione di soli italiani. Quindi la tua acrimonia (non si capisce di chi stai parlando) mi sembra del tutto fuori luogo.
    Che gli austriaci siano poco amichevoli è detto da tutti gli stranieri che sono stati intervistati. Io concordo. Se tu non sei d’accordo perchè non porti motivi, spiegazioni, dati, invece che inconcludenti polemiche fini a se stesse? Schade.

    1. Valeria scrive:

      Appunto !

  6. carla sortino scrive:

    Mi piace viaggiare e soggiornare in Austria e sono sempre stata tentata al trasferimento che non si è mai avverato per ragioni varie. Condivido l’idea che ha espresso Valeria sulla discrezione, deve essere una caratteristica che si accentua di più al nord e personalmente la preferisco. Complimenti per l’articolo e a risentirci, magari anche arrivederci mai dire mai.

  7. Jack scrive:

    Salve ho 25 anni e vorrei trasferirmi a vienna , sto cercando di capire come fare.
    Quali sono i pasaggi che devo fare , e come muovermi , per cercarre lavoro e per un corso di integrazione ? Lingua etc.. se qualcuno qualcuno mi puo dare una dritta. Ne sarei molto grato :)

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